Il Tirreno

Pistoia

Rsa fantasma, l’attività continua nonostante due anni di inchiesta

L’avvocato della badante del condominio di Sant’Agostino a Pistoia: «È in regola, non è una casa di riposo». Intanto la donna ricorre al Tar contro l’ordinanza di chiusura emessa dalla Polizia municipale

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PISTOIA. Dodici anziani fra gli 83 e i 100 anni ospitati in un condominio come fosse una casa di riposo, ma senza che fosse mai stata chiesta alcuna autorizzazione. Fino a quando nei giorni scorsi la Polizia municipale, grazie a un caso fortuito, non ha indagato e scoperto quella palazzina di via Corrado Zanzotto 117 a Sant’Agostino, dove lavorava un’unica badante, una donna di 56 anni residente in un comune del Pistoiese. E ne ha disposto la chiusura. La notizia è di due giorni fa e sembra abbastanza lineare, ma non lo è. Anzi, i contorni della vicenda sono singolari e grotteschi. Perché lo stesso condominio era già oggetto di un’indagine della Procura, tanto che due anni fa, nel gennaio 2014, carabinieri del Nas e Polizia municipale ne avevano diffuso i risultati alla stampa con grande risalto. Quella inchiesta si è fermata lì ed è stata ripresa in mano solo adesso, dopo il secondo blitz operato dalla Polizia municipale, interessata più alla parte amministrativa (la mancata autorizzazione) che a quella penale.

L’inchiesta è stata ripresa in mano dal sostituto procuratore Luciano Padula, ma l’attività è proseguita come nulla fosse. Anzi, si è allargata, in quanto è stata aggiunta un’altra ala della palazzina e gli ospiti sono aumentati da 8 a 12. La badante è ancora indagata per gli stessi reati: esercizio abusivo della professione sanitaria e abbandono di persone incapaci. Si è affidata alla difesa dell’avvocato Alberto Russo del foto di Pistoia per la parte penale e non ha alcuna intenzione di lasciare quella attività, tanto che ha preparato un ricorso al Tar contro la decisione del Comune. La sua sicurezza deriva da una ragione semplice, spiegata dall’avvocato Russo: non esiste nessuna struttura organizzata.

«Non c’è alcuna Rsa abusiva - dice l’avvocato - la tesi è insostenibile, perché si tratta di un conominio presso cui alcune persone hanno stipulato un normale contratto d’affitto e vengono assistite da una badante perché, per quanto ne so io, c’è soltanto lei, che è anche l’unica indagata». Nessuna casa di riposo e nemmeno struttura sanitaria, spiega Russo, mancando proprio i presupposti materiali.

«Non c’è personale medico né supporti sanitari acquistati da un’organizzazione che possano far ritenere il contrario. Se qualcuno di loro si sente male, viene chiamato un medico o un infermiere esattamente come avviene nelle case private. Il fatto che siano passati due anni e nell’indagine non è emerso niente, fino a pochi giorni fa quando si sono mossi i vigili urbani per la parte amministrativa, significa proprio che non c’era niente da indagare. Viene da domandarsi perché solo adesso l’autorità si sia decisa ad emettere l’ordinanza di chiusura».

L’avvocato della badante spiega che si tratta di una donna onesta. «È una persona con un normale contratto, che paga le tasse e i contributi regolarmente ed è benvoluta per la sua attività con gli anziani. Gli stessi vigili e personale Asl che si sono recati nel condominio non hanno riscontrato alcun abbandono, né trascuratezza. Inevitabile che la donna abbia sentito l’esigenza di ricorrere al Tribunale amministrativo per impugnare l’ordinanza di chiusura».

«Oltrettutto - aggiunge l’avvocato Russo - è difficile anche chiuderla un’attività del genere. Sarebbe come intimare a un anziano di uscire da casa propria. In definitiva, questa vicenda fa acqua da tutte le parti: rispetto alle contestazioni penali non ci sono i presupposti materiali che possano essere ricondotte ai reati ascritti alla mia assistita. Per quanto riguarda l’aspetto amministrativo, non essendoci strutture sanitarie o case di riposo, non c’è bisogno neppure di autorizzazione».

Francesco Albonetti

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di Redazione web