La protesta
Sono finiti i soldi per la spesa al centro diurno Asl
Pistoia, la denuncia dell’associazione Oltre l’Orizzonte: duro colpo per i pazienti psichiatrici
PISTOIA. Da lunedì 25 gennaio il Centro diurno dell’Asl per pazienti psichiatrici “Desii 3” perde un’importante peculiarità: la possibilità per gli operatori di andare a fare la spesa insieme ai pazienti e di coinvolgerli nel cucinare il pranzo. «Un modo per applicare concretamente il principio per cui i centri diurni psichiatrici erano stati creati: l’acquisizione di autonomie di vita» denuncia, nell’annunciare questa novità negativa «per la qualità dei servizi per la salute mentale e non solo», Kira Pelegrini, presidente di Oltre l’Orizzonte, associazione onlus per la promozione del benessere psichico.
«Da non ci sono disposizioni ma non ci sono neanche soldi per fare la spesa – spiega – Quindi, qualcuno si porterà il panino da casa, qualcuno non andrà più e non parteciperà, neanche all’attività di ascolto del dopopranzo. Di nuovo, una noncuranza di quanto prevede la legge, nazionale questa volta, quella che ha istituito i centri diurni. Questa legge dice che devono essere gestiti come farebbe “il buon padre di famiglia”, appunto perché non sono né parcheggi né cliniche ma sono luoghi finalizzati all’autonomia attraverso attività per l’acquisizione o riacquisizione di abilità personali socialmente inclusive».
Secondo la presidente Pellegrini questa situazione è dovuta al fatto che nessuno ha preso decisioni riguardo ai budget di spesa e quindi le casse da cui prelevare i soldi per la spesa sono vuote.
«Questo problema si era presentato già l’anno scorso – aggiunge – quando il direttore amministrativo dell’Asl aveva pensato di far arrivare i pasti dalla mensa ospedaliera. Il buon padre di famiglia farebbe questo? Conti alla mano, fu dimostrato che, oltre a snaturare la mission del centro diurno e a peggiorare la qualità del pasto, i costi sarebbero stati maggiori. E la decisione rientrò».
Kira Pellegrini teme che con l’istituzione dell’Asl di area vasta, con il centro decisionale altrove, i pasti inviati dalla mensa possano divenire la soluzione definitiva.
«È questa stupidità – lamenta – il prezzo che dobbiamo pagare per far parte dell’area vasta? Ma a Pistoia solo il peggio? In tutto il resto della Toscana l'accesso ai servizi di salute mentale è diretto, come prevede la legge nazionale, a Pistoia no dalla primavera scorsa. I pazienti ad ogni visita o prescrizione devono passare dal Cup, e nessuno mette mano a correggere il disservizio. Chiediamo aiuto a tutti i cittadini perché almeno il buono che non costa di più venga mantenuto».
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