Sicurezza
Publiacqua e le maxi-tariffe «Colpa dei costi più alti»
L’azienda spiega perché le sue bollette sono da sempre tra le più pesanti d’Italia Ma i comitati per la pubblicizzazione della risorsa contestano le risposte
PISTOIA. Raccogliere l’acqua e indirizzarla alle abitazioni dei pistoiesi, dei fiorentini e di tutti gli abitanti dell’area servita da Publiacqua è molto più costoso che fare lo stesso servizio ai romani o ai milanesi. E il metodo di definizione delle tariffe – che è lo stesso in tutta Italia, definito dall’Authority su acqua, elettricità e gas – prevede proprio che quei costi vadano a pesare sulle bollette degli utenti. Ecco perché le tariffe targate Publiacqua sono tra le più pesanti in Italia(401,5 euro per un consumo di 150 metri cubi annui, in Italia solo in otto altre province si paga di più, secondo una recente ricerca di Federconsumatori).
Questa la spiegazione offerta da Matteo Colombi, tecnico di Publiacqua, durante la rovente assemblea tenutasi martedì pomeriggio al circolo Arci di Sperone. Si doveva parlare soprattutto delle bollette in arrivo in tante famiglie di pistoiesi ai quali è stato detto che dovranno pagare per degli impianti di depurazione ai quali non sono (o non erano fino a poco tempo fa) allacciati. Ma il tema del caro-tariffe è venuto fuori quasi subito, grazie anche agli interventi di alcuni esponenti dei Movimenti per l’acqua pubblica. Ginevra Lombardi, docente universitaria ed ex assessore, è stata particolarmente affilata: «Publiacqua incassa più di 200 milioni dalle nostre bollette, fate dei margini di profitto da far invidia a chi commercia petrolio, ma ai cittadini restituite ben poco. Dal 2001 le tariffe sono aumentate del 110%. Con gli utili che fate, come è possibile che qui si vedano arrivare bollette da 600 euro?».
Colombi ha replicato sottolineando che il metodo di calcolo delle bollette è indipendente dagli enti gestori. Ma una città come Milano ha costi paragonabili a quelli di Firenze, ma incassa più del doppio del capoluogo toscano dalle bollette, che quindi possono essere relativamente meno care. «Inoltre Milano – ha continuato Colombi – pesca l’acqua dalla falda, noi dall’Arno, con costi maggiori». E Roma? Anche lì più fortunati di Firenze, perché la risorsa idrica arriva in città «in cascata», mentre «noi di Publiacqua siamo costretti a pomparla in tanti piccoli centri che altrimenti non avrebbero risorse». Tutto questo costa e finisce in bolletta. Colombi ha presentato la situazione come un dato di fatto, al limite frutto di scelte compiute tanti anni fa, quando il servizio idrico era in mano ai Comuni. Inutile dire che la tesi è stata contestata dagli aderenti ai Comitati per l’acqua pubblica.(f.cl.)
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