Sicurezza
Documenti falsi per extracomunitari diciannove denunce
Ad agosto l’arresto dell’ex consigliere di Agliana Paolini Il reato ipotizzato è quello di immigrazione clandestina
PISTOIA. In diciannove, compresi i due extracomunitari già denunciati a fine agosto e lo stesso Alfredo Paolini, sono stati deferiti all’autorità giudiziaria per il reato di immigrazione clandestina. Gli stranieri in concorso con l’ex consigliere comunale settantunenne, arrestato il 26 agosto dopo essere stato colto in flagranza di reato in questura.
Alfredo Paolini, consigliere comunale ad Agliana dal 1975 al 1980, quando era sindaco Renato Risaliti, era stato arrestato dagli agenti della Squadra mobile, diretta dal vicequestore Antonio Fusco, davanti agli uffici di via Macallè, dove aveva accompagnato un 21enne marocchino impegnato a rinnovare il permesso di soggiorno. Quando è arrivato il loro turno Paolini, già noto per aver presentato in passato pratiche fittizie in favore di extracomunitari, non avrebbe saputo spiegare in modo convincente il perché della sua presenza. Sui documenti il giovane straniero veniva indicato come dipendente di una cooperativa risultata poi estranea ai fatti. I documenti, secondo la polizia, erano falsi, preparati da Paolini in cambio di una somma di denaro (ad oggi la somma pagata non è nota). La Mobile ha perquisito la sede di un’associazione che faceva capo all’ex consigliere, l’Openservice, e qui è stato trovato un secondo cittadino marocchino, di 27 anni, che si trovava nelle stesse condizioni del precedente.
Paolini, legale rappresentante della stessa Openservice, era stato accusato della violazione della legge sull’immigrazione attraverso la contraffazione dei documenti necessari per il rinnovo del permesso di soggiorno e di favoreggiamento della permanenza di clandestini sul territorio nazionale. Era stato arrestato e condotto nel carcere pratese della Dogaia. Il pm titolare dell’inchiesta, Luigi Boccia, ha chiesto per lui il giudizio immediato. Interrogato dopo l’arresto, l’ex consigliere aveva ammesso di aver falsificato i contratti di assunzione e la busta paga, ma di averlo fatto sostanzialmente a fin di bene, per far ottenere ugualmente ai due il rinnovo del permesso, anche se il lavoro in quella cooperativa edile con cui li aveva messi in contatto ancora non lo avevano iniziato.
Celandosi dietro il paravento dell’Openservice, è la tesi della Mobile, Paolini aveva costituito quattro società prive di lavoro e reddito attraverso le quali assumeva manodopera extracomunitaria. Paolini si sostituiva a terze persone, ignare di essere state nominate amministratori unici delle società, e a nome e per conto di esse firmava falsi contratti di lavoro, buste paga e dichiarazioni dei redditi. Il meccanismo portato alla luce ha consentito di individuare altri 16 extracomunitari, oltre i due marocchini denunciati ad agosto e allo stesso Paolini, che dovranno ora rispondere del reato di immigrazione clandestina. Le false regolarizzazioni, per non generare sospetti, erano state presentate, oltre che a Pistoia, a Prato, Firenze, Perugia e Modena. Gli stranieri sono stati segnalati agli Uffici immigrazione competenti per l’avvio delle procedure amministrative per la revoca dei permessi di soggiorno.
Tiziana Gori
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