Il Tirreno

Pistoia

Meno aziende fallite, ma più grandi

Meno aziende fallite, ma più grandi

A fronte di un numero inferiore di imprese che cessano, crescono (200 in più) i lavoratori che si rivolgono all’ufficio vertenze

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PISTOIA. La ripresina ipotizzata per il 2015 non si è vista. Le prospettive per il 2016 non sono rosee. Non si vedono repentini cambi di direzione: con l’edilizia al palo, il tessile che ha già operato al suo interno una poderosa scrematura delle aziende e cerca di resistere con quelle rimaste, il mobile che affonda e ha praticamente abbandonato Quarrata. In tutto questo, nel 2015, il numero di fallimenti seguiti dall’ufficio vertenze della Camera del lavoro è diminuito.

Buona notizia, verrebbe da pensare. E invece no. Perché se le aziende fallite sono in numero inferiore (59 contro le 79 del 2014) è più alto il numero di lavoratori che si sono rivolti alla Cgil per recupero crediti (715 nel 2014, 819 nel 2015) o per procedura concorsuale (413 nel 2014, 475 nel 2015). In totale 1.294 a fronte dei 1.128 di due anni fa. Insomma, invece di un’auspicabile ripresa i numeri confermano una tendenza negativa, con un’aggravante: dopo i piccoli - molti dei quali hanno già sventolato bandiera bianca - cominciano a sgretolarsi le prime grosse realtà provinciali. Non immune dalla crisi nemmeno il vivaismo. Al primo fallimento di una società agricola, nel 2014 (la Vivai Palandri sas) si è aggiunto nei mesi scorsi il ricorso alla procedura di esdebitazione (o composizione della crisi da sovraindebitamento) da parte dei Vivai Gabellini e dei Vivai Tesi Ubaldo. «La legge numero 3 del 2012 - spiega Luana Del Bino, dell’ufficio vertenze Cgil - ha introdotto nel nostro ordinamento una procedura di “esdebitazione” destinata a coloro che, pur sommersi dai debiti, non possono accedere alle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare: come i cittadini consumatori, le aziende agricole (un esempio, i vivai, che non possono fallire) le ditte individuali, le società semplici, e quella miriade di realtà che rientrano nel terzo settore no profit. Il procedimento permette la cancellazione dei debiti pregressi, compresi quelli verso il fisco». Il giudice fallimentare nomina il professionista che si occupa dell’istanza presentata. Nel caso del vivaio Tesi Ubaldo èSilvio Nannotti, per Gabellini è Giorgio Federighi. Il professionista censisce l’attivo, compresi beni immobili e crediti vantati. Poi fa il conto del passivo. A questo punto le strade diventano due: sottoporre il piano ai creditori e applicarlo se c’è almeno il 60% dei consensi, o mettere in liquidazione il patrimonio con una (lunga) procedura al termine della quale il giudice ti può liberare dai debiti.

La Palandri sas ha chiuso nei giorni scorsi lo stato passivo. «Stiamo preparando la documentazione - spiega Del Bino - per far riscuotere ai lavoratori, tramite l’Inps, il Tfr e le ultime tre mensilità. Ci vorrà circa un mese».

Tra i concordati più importanti quello della Copaim, società agroalimentare con sede legale ad Albinia e sede produttiva a Massa e Cozzile, dove lavorano 68 dipendenti.

Tiziana Gori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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