Il dolore
Acqua, il Comune si è opposto all’aumento
Il vicesindaco Belliti interviene sul caro-bollette ricordando la battaglia sulla ripubblicizzazione
PISTOIA. L'amministrazione comunale di Pistoia ha operato in coerenza con il suo programma di mandato sull’uso e la gestione dell’acqua, richiamando sempre il rispetto dell’esito referendario a favore della ripublicizzazione. Lo sostiene il vice-sindaco Danela Belliti, inserendosi nel dibattito di questi giorni sul caro bollette. In secondo luogo, il Comune di Pistoia è impegnato «a sostenere, anche con investimenti adeguati, un uso più efficiente di questa risorsa, e si adoperi per una rimodulazione delle tariffe, nel senso di una loro maggiore commisurazione ai nuclei familiari anziché alle sole persone fisiche, e a favore delle persone meno agiate».
«Gli atti documentati dimostrano che il Comune di Pistoia si è opposto all'aumento delle tariffe - scrive Belliti - votando contro il Piano economico e finanziario del 2013; proponendo nel 2014 una sostanziale neutralizzazione della crescita delle bollette, attraverso una revisione del Piano degli investimenti e la definizione dei rimborsi da partite pregresse per investimenti non realizzati (assemblea Ait del 24 aprile 2014); portando all'approvazione nell'assemblea di approvazione del bilancio 2013 di Publiacqua il raddoppio da uno a due milioni del fondo per le agevolazioni alle utenze deboli; proponendo in sede di Ait criteri per la rimodulazione della tariffa che preveda la garanzia del minimo vitale di 50 litri e lo sgravio per le famiglie più numerose, e nell'arco di pochi mesi approveremo il nuovo sistema dei corrispettivi». «Qualità del servizio - prosegue il vicesindaco - tariffe e forma di gestione sono temi collegati tra loro. In questi anni il Comune di Pistoia li ha affrontati insieme e in coerenza con l'obiettivo del diritto all'acqua bene comune. Se tutti gli attori istituzionali avessero fatto altrettanto, forse i nostri sforzi avrebbero dato maggiori frutti. L'importante è continuare a crederci, come abbiamo fatto fin qui». Daniela Belliti ripercorre la vicenda del servizio idrico a partire dalla legge Galli (1994), con un meccanismo perverso che si è innescato successivamente. La convenzione sottoscritta nel 2001 tra l'allora Ato 3 Medio Valdarno e Publiacqua, prevedeva per tre vent’anni un aumento medio della tariffa del 6,5% annuo, collegato al piano di investimento che, di fatto, non è mai stato interamente realizzato. «Questo meccanismo perverso avrebbe potuto essere corretto dopo il referendum del 2011 con una adeguata iniziativa legislativa - fa presente Belliti - Ma il legislatore non ha assunto alcuna iniziativa, mentre ha affidato all'Autorità nazionale per l'energia elettrica e il gas il compito di ridefinire il nuovo metodo tariffario. La conclusione è stata che la remunerazione del capitale abolita dal referendum non è stata cancellata, ma solo ridotta, e che il vincolo del ricavo garantito ha continuato a gravare sulle bollette».
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