Lutto
Pistoia, rinviato a giudizio Carluccio Ceccarelli
L’ex presidente della Comunità montana imputato di omissione di atti d’ufficio per il bilancio consuntivo 2010 mai presentato
SAN MARCELLO. A giudizio per il reato di omissione e rifiuto di atti d’ufficio l’ex presidente della disciolta Comunità montana, nonché ex sindaco di Cutigliano, Carluccio Ceccarelli. La citazione diretta davanti al tribunale collegiale di Pistoia arriva dopo che la giudice delle indagini preliminari Patrizia Martucci ha sciolto la propria riserva all’indomani della decisione di non accogliere la richiesta di archiviazione presentata dalla procura: ha ordinato al pm Luigi Boccia di procedere con la formulazione del capo di imputazione e con il conseguente rinvio a giudizio.
L’accusa contestata a Ceccarelli è figlia dell’annosa vicenda del maxi-ammanco nei bilanci della Comunità montana, che vede già sotto processo Giuliano Sichi, l’ex economo accusato di peculato per aver sottratto oltre un milione, e gli ex dirigenti Rosa Apolito e Roberto Fedeli e i sindaci revisori Antonella Giovannetti e Alessandro Michelotti, accusati di concorso doloso in peculato per omissione.
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In particolare, l’ex presidente dell’ente è imputato dell’articolo 328 del codice penale per non aver mai presentato per l’approvazione del consiglio il bilancio consuntivo 2010 della Comunità montana. Un’indagine, quella che ha portato al rinvio a giudizio, nata dall’esposto che fu presentato nel 2014 in procura da sette cittadini della Montagna pistoiese, appartenenti al “Comitato per il recupero dell’ammanco in Comunità montana”, in cui, appunto, veniva sottolineata l’inesistenza del bilancio consuntivo 2010 della Comunità Montana, «mai approvato né reso pubblico».
Dal canto loro i componenti della giunta dei sindaci in carica nel 2011 in Comunità montana spiegarono subito le ragioni della mancata approvazione del consuntivo 2010, che sarebbe dovuta avvenire entro il 30 aprile 2011. «Quel bilancio non è mai stato approvato – spiegò allora proprio Carluccio Ceccarelli – perché non c’erano le condizioni per farlo... Se avessimo approvato quel bilancio avremmo ratificato partite non veritiere».
Una decisione che fu presa collegialmente all’indomani della scoperta maxi-ammanco, consultando anche la Provincia e presentando tutte le denunce del caso.
Fatto sta che la gip del tribunale, ritenuto che «tale adempimento si rendeva necessario in presenza di possibili dati irregolari» ha ordinato al pm di formulare l’imputazione coatta nei confronti di colui che allora era il rappresentante di quell’ente.
«Ovviamente prendiamo atto della decisione e la rispettiamo – commenta l’avvocato Vito Di Berardino, difensore di Ceccarelli – anche se restiamo dell’idea che le argomentazioni portate dal pm per la richiesta di archiviazione appaiono assolutamente condivisibili. Anche secondo noi la mancata presentazione del bilancio non costituisce un illecito penale. Non comprendiamo cosa avrebbe dovuto fare Ceccarelli nel momento in cui chi di competenza – la struttura tecnica o il segretario generale – non gli avevano neppure consegnato lo schema di bilancio da portare in consiglio».
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