Il Tirreno

Pistoia

Tavoli dei locali, respinta la metà delle richieste

Su 48 domande di rinnovo dei permessi presentate, 23 non sono state accolte Palazzo di Giano ribadisce: nessuna divisione tra uffici e giunta, solo ruoli diversi

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PISTOIA. Nessuna divisione tra uffici e giunta comunale sulla questione dei permessi per i tavolini esterni ai locali del centro storico. L’amministrazione comunale torna ad intervenire sulla questione del gran numero di richieste respinte o ridimensionate per i cosiddetti “dehors”. E ribadisce che la valutazione delle domande è compito degli uffici, secondo quanto prevede la legge. Non si può quindi parlare di “volontà politica completamente disattesa da atti amministrativi” , come faceva la nota della Cna sula polemica. Ma il Comune – per la prima volta – fornisce anche le cifre esatte sui provvedimenti: 48 le richieste di autorizzazione per il rinnovo dei dehors, 23 delle quali sono state respinte.

“All'interno di un ente pubblico – si legge nella nota – le competenze tra organi politici e servizi tecnici sono chiare e distinte. Tale divisione non è frutto di alcuno "scollamento tra giunta e uffici", ma è prevista dalla legge. Dovrebbe saperlo bene Barbara Lucchesi che - adesso rappresentante della Cna - ha ricoperto nello scorso mandato proprio il ruolo di assessore alle attività produttive al Comune di Pistoia. La conferenza dei servizi è un organo tecnico e non può ed è bene che non sia influenzato da valutazioni di natura politica”.

La nota del Comune spiega poi che nella conferenza dei servizi dello scorso 10 dicembre “sono state analizzate 48 richieste di autorizzazione per il rinnovo dei dehors, delle quali 23 non sono state autorizzate: di questi dinieghi, 11 sono dovuti - come previsto dall'articolo 5 del regolamento - al mancato pagamento del Cosap da parte dei richiedenti (anche altri 8 locali - che quest'anno avevano il dehor, ma che non hanno richiesto il rinnovo - devono ancora pagare il dovuto)”.

“Per le restanti – continua il Comune – il diniego deriva per lo più dalla presenza di verbali elevati dalla polizia municipale che hanno rilevato difformità negli arredi o mancata ottemperanza agli obblighi previsti dalle concessioni. La mancata ottemperanza a tali obblighi costituisce una delle cause di sospensione del titolo concessorio, la quale costituisce motivazione per non procedere al rinnovo della concessione. Altri dinieghi, invece, derivano da un parere dei vigili del fuoco circa la collocazione dei funghi riscaldanti a gas che non ha permesso alla conferenza servizi di accogliere la richiesta di autorizzazione per il rinnovo di quei dehors che ne prevedevano la presenza”.

Il Comune torna poi a ricordare che nel caso di mancato rinnovo è possibile presentare le proprie osservazioni nei dieci giorni previsti dalla normativa e comunque, presentando nuovamente domanda per ottenere il dehor. La conferenza di servizi esaminerà la pratica e, se le mancanze saranno state eliminate, potrà concedere nuovamente lo spazio per la somministrazione all'aperto.

“Diversa – si prosegue – , invece, è la situazione di coloro ai quali la conferenza dei servizi ha ridotto lo spazio concesso. In questo caso le motivazioni sono da ricondurre per lo più alla speciale condizione della presenza di domande concorrenti, verificatasi o per l'apertura di nuovi locali o per una nuova richiesta di dehor. In tal caso, la conferenza, tenendo conto di quanto previsto dal regolamento dehors, ha adottato un criterio di imparzialità ed equità, concedendo a tutti i richiedenti almeno uno spazio minimo per il dehor di 80 cm. Si è dunque verificato il caso, ad esempio, che, per concedere almeno il minimo dehor ad un nuovo locale, sia stato necessario ridurre lo spazio al dehor del locale limitrofo”.

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