Gioco
In 67 hanno scelto Pistoia per farsi una nuova vita
Toccano quota 500 i profughi attualmente ospitati nella nostra provincia alcune decine hanno ottenuto lo status di rifugiato e si stanno già integrando
PISTOIA. Dopo l’emergenza accoglienza che la provincia di Pistoia si è trovata ad affrontare nei mesi estivi del 2015, in questo periodo la situazione sembra essersi assestata. I profughi presenti sul territorio pistoiese toccano quota 500.
Si tratta di persone di varie nazionalità – in maggioranza africani, ma anche pakistani e afgani – ancora in attesa di ricevere lo status di rifugiato politico, per il riconoscimento della protezione internazionale. Status rilasciato dalle Commissioni territoriali, cui segue la consegna del permesso di soggiorno.
Sono 67 i migranti - dislocati in sei comuni - che già hanno ottenuto il riconoscimento di rifugiati politici, e sono stati inseriti nel progetto Sprar. Il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati che offre un sistema di accoglienza integrata in cui, grazie alla rete di associazioni e Comuni garantisce vitto e alloggio, ma anche progetti di inserimento nel tessuto sociale. Corsi di italiano, lezioni di economia domestica, attività di volontariato e lavori di utilità sociale. Come l’attività di manutenzione del Giardino volante di Pistoia, in via degli Armeni, dove dalla scorsa estate un gruppo di profughi svolge lavoretti di manutenzione e raccolta di rifiuti abbandonati.
Oltre 400 sono le persone – fra profughi e soggetti inseriti nel progetto Sprar - gestite dal consorzio Co&so, che comprende anche le cooperative Pantagruel e Gli Altri. Circa 80 quelle sotto la supervisione di Arci provinciale, che offre accoglienza a Bottegone, Bonelle, San Mommè e nel comune di Montale, e la Misericordia che dà ospitalità nei comuni di Abetone e Sambuca e nelle frazioni montane di Sarripoli e Pavana.
«È una macchina che funziona perfettamente, quella dell’accoglienza nella provincia di Pistoia – spiega Moreno Sepiacci, presidente del consorzio Co&so – Un esempio che in Toscana credo possa essere preso a modello anche da altre province. Emblematico – prosegue – è il caso dei profughi ospitati nella frazione pistoiese delle Piastre, dove la collaborazione fra cooperative, Comune e popolazione locale ha dato luogo a una perfetta integrazione dei profughi».
A queste parole fa eco Roberto Niccolai, coordinatore dell'area Intercultura della cooperativa Gli Altri. «La provincia di Pistoia ha risposto fattivamente al dovere dell’accoglienza. Tutte le amministrazioni del territorio hanno fornito sedi per ospitare i migranti, con l’eccezione di alcuni comuni dove questo non è stato possibile, non per assenza di volontà, ma per l’impossibilità di trovare luoghi consoni all’accoglienza».
Un sistema che funziona, ma in continuo divenire perché, seppur minori, gli arrivi continuano incessantemente: 25 sono i profughi giunti poco dopo Natale in provincia. Numeri che cambiano sempre perché - come sottolinea Niccolai - per tanti che arrivano molti ripartono subito per altre città italiane o per raggiungere familiari all'estero.
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