Attenzione
Assolto il gestore della Doganaccia 2000
In tribunale a Pistoia Sergio Ceccarelli era accusato di omicidio colposo per la morte di uno sciatore avvenuta 6 anni fa
CUTIGLIANO. Le piste erano perfettamente innevate e battute. E tutti i pericoli segnalati. Quel tragico incidente fu unicamente fatale conseguenza di un imprudenza da parte della vittima e dell’amico che era insieme a lui, che, sbagliata pista, decisero di togliersi gli sci e risalire a piedi un costone ghiacciato per raggiungere quella che avrebbero dovuto percorrere.
Era la mattina del 13 febbraio 2009 quando Mirco Federici, 35 anni, sciatore senese originario di Latina, aveva perso la vita scivolando nel dirupo per alcune centinaia di metri e sbattendo ripetutamente contro gli alberi. Nel tardo pomeriggio di martedì, Sergio Ceccarelli, 69 anni, titolare della “Doganaccia 2000 srl” e responsabile delle piste del comprensorio teatro della tragedia, è stato assolto con formula piena dall’accusa di omicidio colposo che quasi sei anni pesava su di lui. Una sentenza che lo storico imprenditore cutiglianese ha accolto con le lacrime agli occhi.
Ceccarelli, difeso dall’avvocato Andrea Niccolai, era finito sotto processo in quanto la procura aveva ritenuto che non avesse predisposto tutte le precauzioni indispensabili per prevenire proprio quel genere di incidenti, «di posizionare lungo i tracciati di discesa che presentavano situazioni di possibile pericolo, in considerazione delle abbondanti nevicate (che avevano coperto le preesistenti protezioni, segnali e indicazioni) e del ghiaccio lungo i pendii, elementi di protezione e contenimento di cadute idonei a garantire la sicurezza degli sciatori, nonché idonea nuova segnaletica che informasse dell'esatto percorso dei tracciati e dei pericoli presenti ai lati e nelle immediate vicinanze degli stessi».
Una ricostruzione, quella fatta dal pm, che era completamente sbagliata secondo l’avvocato difensore, la cui tesi è stata accolta dal giudice monocratico Gianluca Mancuso dopo aver ascoltato durante il processo le varie testimonianze.
«La vittima e il suo amico – spiega il legale – si erano allontanati volontariamente dalla pista, ben segnalata, ben battuta e molto facile – la Panoramica – per risalire, dopo essersi tolti gli sci, un ripido pendio fuori pista e ghiacciato e raggiungere la Direttissma. Una gravissima imprudenza. Tanto più che alla partenza dell’impianto di risalita c’erano le avvertenze di non allontanarsi dalle piste, perché in quei giorni faceva molto freddo e fuori dai tracciati battuti c’era molto ghiaccio». (m.d.)
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