Toscana
Abete di Natale ok, purché sia vero
Dal Distretto florovivaistico arriva l’invito a non utilizzare alberi artificiali. E il mercato è in ripresa
PISTOIA. “Se amate gli alberi di Natale comprate quelli veri”. È l’appello di Francesco Mati, presidente del distretto florovivaistico pistoiese e vicepresidente di Confagricoltura Pistoia. «Sapere il numero esatto degli alberi veri venduti fino ad oggi è difficile, bisognerà aspettare la fine delle festività, anche perché molti acquistano all’ultimo momento - continua Mati - la sensazione da parte dei mercati però è che, fortunatamente, la tendenza all’acquisto di una pianta vera sia in aumento rispetto agli anni passati, dato che sono tanti i motivi ed i benefici per i quali chi compra un albero di Natale dovrebbe optare per l’acquisto di un vero. La piante vive non solo contribuiscono ad un ciclo di vita che migliora in modo significativo il nostro ambiente, ma incrementano anche la filiera produttiva delle aziende agricole del nostro territorio».
D’altronde, gli alberi hanno vari prezzi e si possono trovare facilmente sul mercato. Per quanto riguarda le piante tradizionali, ovvero gli abeti ad ago corto, quelli classici che si trovano ad esempio all’Abetone o ad una certa altezza sulle nostre montagne, partono dai 15-20 euro, quindi un prezzo parecchio accessibile. «Le conifere sono piante molto resistenti al clima ed all’ambiente che le circonda, per questo hanno conquistato le nostre montagne». Oltre agli alberi tradizionali ci sono poi le piante “ornamentali”, con colore verde scuro fino all’argentato, che hanno aghi un po’ più lunghi e costano dai 40-50 euro in su, fino anche a 100 euro. Queste, spiega Mati, dopo le festività possono essere conservate nei giardini di alta collina o di montagna, ma anche in quelli di pianura se hanno un certo tipo di contesto in cui essere ospitati.
«Poi ci sono le piante un po’ più da battaglia - continua il presidente del distretto florovivaistico - dopo il Natale queste possono essere reimpiantate in posti montani o in zone che necessitano di investimento, o riutilizzate come biomassa e convertite per ritornare nel ciclo biologico. Un abete di due metri di altezza ha incamerato una distretta quantità di co2 ed ha un’azione diretta nei confronti dell’ambiente, ciò che non possono fare gli alberi finti. Oltretutto è superfluo aggiungere che un albero artificiale non sarà mai uguale ad un albero vero, non avrà mai il colore né l’odore di ciò che crea la natura».
«Gli alberi artificiali sono derivati del petrolio e prodotti principalmente in fabbriche estere per poi essere trasportati nei diversi paesi, contribuendo così ad aumentare l’inquinamento rispetto ad un albero prodotto a pochi chilometri da noi - commenta Francesco Ferrini, professore ordinario del dipartimento di scienze produzioni agroalimentari e dell’ambiente dell’Università di Firenze - è dimostrato che un albero artificiale dovrebbe essere riutilizzato per più di 20 anni per essere più verde rispetto all’acquisto di un albero vero. La maggior parte degli alberi finti contiene cloruro di polivinile che produce sostanze potenzialmente cancerogene durante la produzione o lo smaltimento».
Alessandra Tuci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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