Italia
Uccise il fratello, ora va in carcere
Dopo la sentenza di condanna arrivata a cinque anni dal delitto, si aprono le porte di Sollicciano per Luigi Orefice
PISTOIA. La polizia ha arrestato ieri mattina Luigi Orefice, 49 anni, già condannato all'ergastolo in primo grado per l'omicidio del fratello Rosario Orefice.
L'arresto è avvenuto in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale distrettuale del riesame di Firenze l'11 settembre scorso, a seguito di appello sul rigetto della richiesta precedentemente presentata dal sostituto procuratore della Repubblica di Pistoia, Claudio Curreli alla Corte d'assise di Firenze. Contro quel provvedimento era stato presentato ricorso in cassazione dal difensore di Luigi Orefice, dichiarato inammissibile nella seduta di venerdì pomeriggio.
Rosario Orefice scomparve da Pistoia il 30 aprile 2010 e il fratello Luigi ne denunciò l'allontanamento dopo oltre una settimana. Il 20 maggio, visto il perdurare dell'assenza dello scomparso, la Squadra Mobile di Pistoia venne investita del caso. Da quel giorno furono svolte approfondite indagini, sviluppatesi attraverso l'assunzione di informazioni da numerose persone informate sui fatti, l'acquisizione e l'analisi di tabulati telefonici e di documenti bancari relativi ai conti correnti intestati allo scomparso, alla sua ditta ed a suo fratello, l'esecuzione di intercettazioni telefoniche ed ambientali nonché di accertamenti tecnici da parte della Polizia Scientifica.
Furono esplorate tutte le possibili piste riconducibili all'ipotesi di un allontanamento volontario di Rosario Orefice, o della sua morte per suicidio, malore o incidente. Dall'articolata attività investigativa emerse un quadro indiziario, fatto di elementi logici che portarono a ritenere che Rosario era stato uccisio dal fratello Luigi. Un omicidio premeditata e messo in atto per ragioni prevalentemente di tipo economico.
Il mancato ritrovamento del corpo di Rosario Orefice, sul quale Luigi aveva fatto affidamento, secondo gli investigatori, come escamotage per sfuggire alla propria responsabilità penale, non impedì un'approfondita e complessa attività investigativa compiuta dalla Squadra Mobile grazie alla quale si arrivò a definire la figura di Rosario e del fratello Luigi, la loro personalità, le loro amicizie e frequentazioni ed i loro spostamenti nei giorni precedenti alla scomparsa. Si escluse l'ipotesi di un allontanamento volontario di Rosario o la sua morte per suicidio, malore o incidente. Furono inoltre individuati con precisione ben dieci gravi e tra loro concordanti indizi di colpevolezza a carico Luigi in ordine alla sua responsabilità per l'omicidio volontario del fratello e la soppressione del suo cadavere.
Ma le porte del carcere per Luigi Orefice si sono aperte, solo ieri, dopo un processo lungo e dibattuto. Esperite le formalità di rito l'arrestato è stato trasportato al carcere di Sollicciano. «Dopo la sentenza di primo grado di condanna all'ergastolo, emessa dalla Corte d'assise di Firenze, con l'ingresso in carcere di Orefice Luigi si chiude la fase investigativa del procedimento - dice Antonio Fusco, dirigente della Squadra Mobile di Pistoia - E' stata un'indagine lunga e complessa su fatti dolorosi, portata avanti mettendo insieme indizi, che sono poi diventati prove, utilizzando i tradizionali metodi di investigazione basati sul ragionamento logico deduttivo. Con tutte le difficoltà derivanti, come accade spesso in questi casi, dall'assenza del cadavere e dalla dichiarata scomparsa per allontanamento volontario».
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