Sicurezza
Luigi Orefice in carcere a Sollicciano
Arrestato dalla Polizia di Pistoia l'uomo condannato all'ergastolo per aver ucciso e fatto a pezzi il fratello
PISTOIA. La Polizia di Stato di Pistoia ha tratto in arresto stamani, sabato 19 dicembre, Luigi Orefice, 49 anni, già condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio del fratello Rosario Orefice. L’arresto è avvenuto in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale distrettuale del riesame di Firenze l’11 settembre scorso, a seguito di appello sul rigetto della richiesta precedentemente presentata dal Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Pistoia dott. Claudio Curreli alla Corte d’assise di Firenze. Contro tale provvedimento era stato presentato ricorso in cassazione dal difensore di Luigi Orefice, dichiarato inammissibile nella seduta di venerdì pomeriggio.
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Rosario Orefice scomparve da Pistoia il 30 aprile 2010 e il fratello Luigi ne denunciò l’allontanamento presso questa Questura il successivo 7 maggio. Il 20 maggio, visto il perdurare dell’assenza dello scomparso, la Squadra Mobile di Pistoia venne investita del caso. Da quel giorno furono svolte approfondite indagini, sviluppatesi attraverso l’assunzione di informazioni da numerose persone informate sui fatti, l’acquisizione e l’analisi di tabulati telefonici e di documenti bancari relativi ai conti correnti intestati allo scomparso, alla sua ditta ed a suo fratello, l’esecuzione di intercettazioni telefoniche ed ambientali nonché di accertamenti tecnici da parte della Polizia Scientifica.
Furono esplorate tutte le possibili piste riconducibili all’ipotesi di un allontanamento volontario di Rosario Orefice, o della sua morte per suicidio, malore o incidente. Dall'articolata attività investigativa emerse un quadro indiziario, fatto di elementi logici cheportarono a ritenere che Rosario era deceduto in conseguenza dell’azione omicidia del fratello Luigi, premeditata e messa in atto per ragioni prevalentemente di tipo economico.
Il mancato ritrovamento del corpo di Rosario Orefice, sul quale Luigi aveva fatto affidamento, secondo gli investigatori, come escamotage per sfuggire alla propria responsabilità penale, non impedì un’approfondita e complessa attività investigativa compiuta dalla Squadra Mobile grazie alla quale si arrivò a definire la figura di Rosario e del fratello Luigi, la loro personalità, le loro amicizie e frequentazioni ed i loro spostamenti nei giorni precedenti alla scomparsa. Si escluse l’ipotesi di un allontanamento volontario di Rosario o la sua morte per suicidio, malore o incidente. Furono inoltre individuati con precisione ben dieci gravi e tra loro concordanti indizi di colpevolezza a carico Luigi in ordine alla sua responsabilità per l’omicidio volontario del fratello e la soppressione del suo cadavere.
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Il Gup del Tribunale di Pistoia con ordinanza dell'11 ottobre 2013 ritenendo sufficienti gli elementi raccolti dispose il rinvio a giudizio dell’indagato dinanzi la Corte d’Assise di Firenze per rispondere dei reati ascrittigli, anche in assenza del cadavere. La sera del 26 marzo 2014, a processo iniziato, all’interno del capannone industriale di proprietà di Luigi Irefice a Serravalle Pistoiese, in via Pierucciani n. 8, nel corso di alcuni lavori di manutenzione per conto dei nuovi affittuari, celato in una intercapedine situata a circa due metri di altezza fu rinvenuto un bidone metallico dal quale proveniva un forte odore di materiale organico in decomposizione. Dopo l’apertura del bidone, effettuata alla presenza del personale della Squadra Mobile intervenuto sul posto, si constatò che al suo interno vi era un corpo fatto a pezzi e privo della testa e delle mani, appartenuto a una persona di sesso maschile.
I campioni di materiale organico prelevati dal medico legale nel corso dell’autopsia furono analizzati dal Servizio di Polizia Scientifica, Div. III^ sez. Genetica Forense di Roma, che estrasse dagli stessi il Dna comparandolo con quello acquisito da alcuni spazzolini da denti sequestrati all’epoca della scomparsa nell’abitazione della vittima. Ad esito di tali accertamenti emerse che il corpo rinvenuto nel bidone metallico e immerso in sostanze acide era di Rosario Orefice.
Al termine del processo di primo grado, il 16 giugno 2015, Luigi Orefice fu riconosciuto colpevole, dalla seconda sezione penale della Corte di Assise di Firenze, dei reati di omicidio aggravato e sottrazione aggravata di cadavere e condannato alla pena dell’ergastolo. Contestualmente fu dichiarato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale nonché decaduto dalla responsabilità genitoriale, ma non venne accolta la richiesta di misura cautelare avanzata del pubblico ministero.
Ma le porte del carcere per Luigi Orefice si sono aperte, appunto, sabato 19 dicembre. Esperite le formalità di rito l’arrestato è stato trasportato al carcere di Sollicciano. “Dopo la sentenza di primo grado di condanna all’ergastolo, emessa dalla Corte d’assise di Firenze, con l’ingresso in carcere di Orefice Luigi si chiude la fase investigativa del procedimento - dice Antonio Fusco, dirigente della Squadra Mobile di Pistoia -. E’ stata un’indagine lunga e complessa su fatti dolorosi, portata avanti mettendo insieme indizi, che sono poi diventati prove, utilizzando i tradizionali metodi di investigazione basati sul ragionamento logico deduttivo. Con tutte le difficoltà derivanti, come accade spesso in questi casi, dall’assenza del cadavere e dalla dichiarata scomparsa per allontanamento volontario.”
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