Sicurezza
Il pasticcio delle aree a pianificazione differita
Il Tar dice che non devono considerarsi edificabili ai fini delle imposte comunali L’opposizione insorge e la giunta di Mazzanti fa ricorso al Consiglio di Stato
QUARRATA. Il Comune fa appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar sulle aree a pianificazione differita. Secondo il pronunciamento del tribunale amministrativo della Regione, le Apd1 non possono essere considerate edificabili ai fini della fiscalità, cosa che invece il Comune ha fatto dal 2009 in poi, prima con l’Ici e poi con l’Imu. Il ricorso contro la sentenza, costerà alle tasche pubbliche oltre 12mila euro. La giunta Mazzanti ha appena approvato il preventivo per l’ incarico legale agli avvocati Mauro Giovannelli, del foro di Prato, e Vincenzo Cerulli Irelli, di Roma. Si tratta della «stima di massima delle spese, fatte salve le integrazioni che si rendessero necessarie» in corso d’opera, come si legge nell’atto della proposta di appello appena votato dalla giunta. Dunque, come annunciato nelle scorse settimane dall’assessore all’urbanistica Francesca Marini, il Comune impugna una sentenza considerata «frutto di un errore del tribunale amministrativo, che ha sbagliato nel trarre conseguenze di tipo fiscale da valutazioni valide solo in ambito urbanistico» spiegava Marini durante il consiglio comunale di fine novembre. Il pronunciamento del Tar, datato 23 settembre 2015, ha dato ragione al proprietario di un’area Apd1 su cui il ricorrente ha dovuto pagare l’Ici nel 2009 come se il terreno fosse edificabile. In realtà «l’edificabilità delle aree in questione – si legge nell’atto del tribunale – è rimessa alla indeterminata (nel se, quando e come) facoltà del Comune di indire una gara e ad una successiva variante urbanistica»: questo il meccanismo che regolava le aree a pianificazione differita, che a otto anni dalla loro introduzione si sono rivelate un fallimento. I sostenitori dello strumento, incolpano la crisi. I detrattori dicono invece che l’unico scopo raggiunto con queste aree, sia stato quello di incassare indebitamente Ici e Imu per anni su terreni di fatto non edificabili. Nel caso specifico del ricorso, il Tar ha stabilito che il Comune ha incassato l’Ici su un’area a pianificazione differita di tipo 1 attribuendo un valore di 46 euro a metro quadro a un terreno che edificabile non era e, dunque, non poteva essere considerato fabbricativo ai fini della fiscalità. A seguito del pronunciamento, “Insieme per Quarrata” di Alessandro Cialdi, Giorgio Innocenti e Rossano Rossi ha chiesto alla giunta di predisporre gli atti necessari a restituire ai contribuenti le somme versate. Ne è seguito un rifiuto da parte del centrosinistra, che ha indotto il gruppo d’opposizione a chiedere le dimissioni di sindaco e assessori. La maggioranza Pd però, ha fatto quadrato. L’amministrazione procederà al rimborso degli aventi diritto solo nel caso in cui il Consiglio di Stato dovesse riconoscere come agricole le Apd.
Beatrice Faragli
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