Il Tirreno

Pistoia

Il funerale di Gelli e la città indifferente

di Fabio Calamati
Il funerale di Gelli e la città indifferente

Un centinaio di persone ha porto l’ultimo saluto al “venerabile” nella chiesetta della Misericordia. Ma nessun volto noto

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PISTOIA. Circa un centinaio di persone ha seguito, nella chiesetta della Misericordia di Pistoia, il funerale di Licio Gelli, morto martedì 15 dicembre nella sua abitazione di Arezzo all'età di 96 anni.

Nessun volto noto alla cerimonia funebre, in prima fila i familiari con la moglie Gabriela, la figlia Maria Rosa e i nipoti. Con loro i collaboratori del "venerabile" e tanti amici, solo alcuni dei quali pistoiesi. Una decina le corone e anche la bara era letteralmente coperta di fiori bianchi e rossi.

Fuori delle porte della chiesa, la città ha vissuto con sostanziale indifferenza l'ultimo viaggio di un pistoiese tanto noto. L’ex capo della P2 infatti a Pistoia era nato nell’aprile del 1919 e con la città natale aveva sempre mantenuto sporadici ma persistenti contatti. Non a caso proprio all’Archivio di stato di Pistoia, nel febbraio 2006, Licio Gelli volle consegnare una larga parte dei suoi documenti privati. Una donazione alla quale volle essere presente, ma che allora suscitò manifestazioni di protesta e contestazioni in piazza.

C’era il timore che anche ieri tutto questo si potesse ripetere, per cui poliziotti, vigili urbani e anche gli uomini di una società privata hanno controllato a lungo via del Can Bianco e i dintorni più stretti della chiesa della Misericordia, impedendo tra l’altro l’ingresso a fotografi e cineoperatori.

Invece nulla di nulla: il pomeriggio pistoiese ha sostanzialmente ignorato il funerale di Gelli. Men che meno ci sono state contestazioni o proteste. Solo il gran numero di telecamere, fotografi e giornalisti ha rivelato, per oltre un'ora, dalle 15 alle 16, che nella chiesa dell'altrimenti tranquilla via del Can Bianco, si stesse celebrando un funerale diverso dal solito.

A presiedere la messa funebre per Licio Gelli è stato il viceparroco di San Paolo, don Pierluigi Biagioni, che durante l'omelia non ha mai fatto cenno alle moltissime controverse vicende che hanno visto protagonista il defunto, dalla creazione della Loggia P2 alla condanna per il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna, alla bancarotta del Banco Ambrosiano. Ha solo sottolineato come Gelli abbia avuto una vita particolarmente lunga, circostanza utile a comprendere le cose che valgono davvero, quelle che possono dare la felicità. «Le lunghe vite - ha detto - sono grandi occasioni». Naturalmente a dare la felicità - ha spiegato il sacerdote - è la capacità di uniformarsi all'amore di Cristo. Don Biagioni ha sottolineato anche la circostanza che la morte di Gelli abbia coinciso con l'apertura dell'anno giubilare dedicato alla misericordia, un modo per ribadire - ha detto il sacerdote - che l'amore del Signore è più grande dell'amore degli uomini.

Ma il momento più commovente del funerale è stato quando, poco prima della benedizione finale, la sua attuale segretaria ha letto una poesia del "Venerabile", intitolata "Ho seminato e raccolto". Scritta nel 1997, suona tuttavia come un testamento: "Oggi ho terminato di seminare" scriveva Gelli nel primo verso.

E solo quando la poesia letta al microfono ha restituito per un momento la parola al “venerabile”, si è squarciata per un momento l’immagine andata in scena fino allora, di un funerale qualsiasi, quasi dimesso. “Ho lasciato alle spalle odio e amore” scriveva Gelli, ammettendo di non sapere quali frutti potessero nascere da quei suoi semi. Alla conclusione della lettura è comunque scattato spontaneo un applauso da parte dei presenti.

In silenzio, invece, la bara è uscita dalla chiesa wed è stata poi trasportata al cimitero della Misericordia, dove è stata sepolta nella cappella di famiglia, vicino a quella della prima moglie Wanda.

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