Il dolore
Camera ardente numero 7 per Licio Gelli
Poche persone hanno accolto a Pistoia l'arrivo della salma dell'ex venerabile morto all'età di 96 nella sua villa ad Arezzo
PISTOIA. Hanno inutilmente chiesto una camera ardente più grande ma non c’è stato niente da fare. Per l’ex venerabile Licio Gelli, nelle cappelle del commiato della Misericordia di Pistoia è stata allestita la stanza numero 7, meno di otto metri quadrati. Una camera ardente come tutte le altre anche perché, come diceva Totò nella sua poesia “la livella”: da morti si diventa tutti uguali.
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Il carro funebre della Misericordia di Arezzo con la salma di Licio Gelli è arrivato a Pistoia in via del Can Bianco alle 11,50. La bara ricoperta da un fascio di rose rosse ed orchidee bianche dalle quali spuntava il nastro con scritto: la moglie e la figlia, è stata trasferita dal vicolo Santa Caterina.
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Pochi familiari e poche persone ad attenderlo mischiate in un cordone di sicurezza fatto di poliziotti, carabinieri, vigili urbani e personale dell’agenzia investigativa Ombra security. Fra i pochi pistoiesi che hanno voluto portare subito un saluto di commiato al novantaseienne, ci sono stati rappresentanti della famiglia Valiani, titolari della ex omonima pasticceria. L’iniziale trambusto in via Can Bianco per l’arrivo del carro funebre con i furgoni pieni di fiori si è presto normalizzato. «Il fatto che sia morto nell'anno giubilare della misericordia ci fa pensare che il cuore del signore è più grande e viene per purificarci». Lo ha detto il parroco della Chiesa della Misericordia di Pistoia, don Pierluigi Biagioni, durante l'omelia. «Il cammino di una vita lunga - ha aggiunto il parroco - aiuta a far comprendere la necessità dell'amore. Sennò tutto perde senso, anche il potere e l'agio perdono senso senza amore». Il parroco ha chiesto «la purificazione, affinché nell'amore del signore possa essere accolto. Chiediamo con fiducia la misericordia del signore». «Dio ci permette un cammino di conversione, di verità, quella del Vangelo - ha aggiunto - Ognuno di noi è chiamato a vedere il volto del Signore e le lunghe vite sono occasioni che ci mette a disposizione delle persone, grazie anche alla fragilità, che fa capire di non essere onnipotenti»
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