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Pistoia

Si uccide davanti al comando della Finanza

Si uccide davanti al comando della Finanza

Tragedia in via dell’Annona, un luogotente delle Fiamme gialle si è sparato con la pistola d’ordinanza

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PISTOIA. Ha fermato la sua auto nel parcheggio riservato alle Fiamme gialle davanti al comando provinciale. E lì, inviato un sms di scuse alla moglie, ha estratto la pistola d’ordinanza e si è sparato. Mancavano pochi minuti alle 8 di ieri mattina quando in via dell’Annona si è consumata la tragedia. A togliersi la vita, l’ex comandante della sezione operativa della Guardia di Finanza di Montecatini, da poco meno di un anno in servizio a Firenze, il luogotenente Carlo Cappellini, 53 anni, sposato, con figli.

Il luogotenente, dallo scorso gennaio, dopo vent’anni di servizio investigativo a Montecatini, era in forza al Centro adestramento e studi di Firenze, dove era stato trasferito al termine del suo rientro da un periodo di aspettativa per malattia a causa di uno stato di forte stress, che, evidentemente, in questi ultimi mesi, non si era attenuato. Fatto sta che ieri mattina ha scelto di uccidersi proprio davanti al Comando provinciale. Inutile ogni tentativo di soccorso.

«Siamo profondamente costernati da quanto accaduto. Un gesto inspiegabile e per noi senza alcuna motivazione – ha detto il comandante provinciale della Guardia di Finanza, il colonnello Ciro Natale – Siamo vicinissimi alla famiglia e abbiamo attivato tutti i supporti possibili, sia psicologici che religiosi, per non lasciare soli i familiari in questo momento così triste e difficile».

Tra i colleghi la notizia della tragedia è piombata nel corso della mattinata come un fulmine a ciel sereno. E anche tra coloro che in procura avevano avuto modo di lavorare a stretto contatto con lui durante i vent’anni in cui Carlo Cappellini era stato la spina dorsale del reparto investigativo montecatinese. Tra le ultime indagini che lo avevano visto protagonista, l’operazione “Accordo”, che aveva portato alla luce un giro di false fatture per almeno 12 milioni di euro.

«Se fossimo tutti come lui, se lavorassimo tutti con l’impegno, con la dedizione che Carlo metteva in ciò che faceva, fuori ci sarebbe senz’altro meno delinquenza» ricorda un collega. «Non sono parole di circostanza – gli fa eco un altro – Era professionalmente bravissimo, competente come pochi qua a Pistoia, mai messo in discussione. E bravissimo era anche nella vita, nei rapporti umani: amato da tutti e stimato da tutti, anche da coloro che da lui si trovavano ad essere indagati e a cui non mancava mai di rispetto anche se si trovavano dall'altra parte».

Un altro collega delle Fiamme gialle ricorda quei sabati, quelle domeniche in cui lo trovava al lavoro fino a sera: «Era dedito al lavoro in modo impressionante. Forse anche troppo dal punto di vista della salute. Stava lì a testa bassa, nonostante i suoi trent'anni di servizio, lo dovevi obbligare a smettere». (m.d.)

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