Il Tirreno

Pistoia

In rivolta l’istituto agrario di Pistoia: accorpamento sbagliato

In rivolta l’istituto agrario di Pistoia: accorpamento sbagliato

Contestata la fusione, proposta dalla Provincia per il 2016-17, con l’istituto professionale Pacinotti

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PISTOIA. All’istituto agrario De Franceschi va in scena la ribellione contro l’ipotesi di accorpamento con l’istituto professionale Pacinotti a partire dal prossimo anno scolastico.

La decisione di unificare le direzioni delle due scuole era stata avanzata dalla Provincia il 27 novembre, con la delibera sulla rete scolastica che è stata inviata, come prevede la legge, alla Regione per l’approvazione definitiva. Nella delibera, la Provincia aveva unificato le due scuole, da tempo sotto le dimensioni minime (600 iscritti) per poter conservare l’autonomia. Ma il collegio dei docenti e il personale ausiliario, tecnico e amministrativo della scuola di via Dalmazia, riunitisi mercoledì 9 dicembre in assemblea, si sono schierati nettamente contro questa ipotesi. Chiedono che la Regione respinga l’ipotesi di accorpamento. Di più: chiedono anche il ripristino della piena autonomia per l’Agrario, che negli ultimi anni è stato gestito “ad interim” dai dirigenti di altre scuole, come succede anche quest’anno con la preside attuale, Angela Desideri.

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“L'assemblea – si legge in una nota firmata da docenti e non docenti dell’intero istituto – sottolinea come tale delibera (quella della Provincia., ndr) non sia stata preceduta da una doverosa serie di incontri di concertazione con le scuole interessate”.

La stessa preside Desideri ricorda di essere stata convocata il 29 ottobre scorso dal delegato all’istruzione della Provincia, Pier Luigi Galligani, e di aver espresso in quella sede la sua netta contrarietà all’accorpamento. “Neppure un mese dopo – si legge – la Provincia, ignorando totalmente il parere espresso dalla dirigente dell'istituto De Franceschi, ha deliberato la proposta di accorpamento con l'istituto professionale per l’industria Pacinotti, del quale i rispettivi collegi non avevano neppure potuto discutere e che hanno appreso solo dai giornali”.

“L'accorpamento – continua la nota – perchè abbia un senso deve seguire una logica non solo "numerica", devono sussistere elementi di continuità e di similarità tra le scuole che sono aggregate e condizioni di effettivo governo e gestione delle stesse. Nel caso... si è proposto di mettere insieme Istituti che non hanno rapporti tra loro, che non si conoscono, che hanno un tessuto produttivo di riferimento diametralmente opposto, che dovrebbero cominciare a parlare di dimensionamento nel gennaio 2016 per vederlo realizzato in fretta e furia nel settembre successivo a soli pochi mesi di distanza. Sarebbe gettare al vento il lavoro di entrambi gli istituti, che dovrebbero inventarsi "ex novo" un percorso diverso rispetto al passato”.

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