Gioco
La povertà a Pistoia si coniuga al femminile
Su dieci persone che si rivolgono ai Centri ascolto Caritas sei sono donne. Tutti i dati del dossier 2015. Suppressa confermato direttore
PISTOIA. Italiane o straniere non fa differenza. 6 persone su 10 che varcano le porte dei centri Caritas, sono donne. Un dato, quello sulla difficile condizione femminile, sia queste di madri che vincono la vergogna dei mariti e chiedono aiuto, o donne vittime di violenza o emarginazione, che ritorna a più riprese nella presentazione del Dossier sulle povertà 2015. La voce garbata e decisa di due donne dello staff Caritas, come Francesca Meoni e l’avvocato Manuela Guzzo (che insieme alla collega Saura Bardi cura l’orientamento legale) lo amplificano. “Le donne sono le vere protagoniste dell’ascolto - dice Francesca Meoni- sono le donne che si fanno carico del confronto con i centri d’ascolto come se facesse parte della cura della casa”.
Le donne portano storie complesse, che spesso coinvolgono i mariti e l’intero nucleo familiare. Per questo negli anni l’ascolto da parte dei volontari e degli operatori dei centri è cambiato. “Dal 2008- continua Meoni- l'aggravarsi della crisi economica, ha messo in crisi anche i centri d’ascolto. Le persone non chiedono più viveri ma chiedono aiuto per la perdita della casa e del lavoro. Per questo si è dovuto “creare” un ascolto di secondo livello”. In questa prospettiva, nel 2012, nasce “Orientamento legale” grazie agli avvocati Manuela Guzzo e Saura Bardi. Quasi 200 le pratiche legali archiviate in tre anni di attività, che hanno supportato cittadini indigenti in pratiche solitamente molto costose.
Tre i settori principali delle richieste di supporto legale: accoglienza dei profughi, perdita della casa (con interventi in rete con il Comune di Pistoia che ha messo a disposizione fondi per la morosità incolpevole) e la questione femminile appunto. Qui l’avvocato Guzzo ha emozionato la platea parlando di “un pezzo di strada insieme fatta con queste donne a cui in primis la tutela legale, ha riconosciuto un pezzo di dignità altrimenti perduta”.
Nel susseguirsi di interventi, al vescovo Fausto Tardelli è toccata la conclusione a suon di annunci. Da quello della conferma di Marcello Suppressa come direttore della Caritas per un altro mandato, alla volontà di creare nella zona del Tempio cara a don Siro Butelli la “cittadella della solidarietà”, potenziando la struttura che ospita la mensa con nuovi locali e alcuni posti letto. Un intervento per cui la Diocesi ha già stanziato 85.000 euro. Nel 2014 il valore degli interventi di Caritas si attesta sui 400 mila euro.
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I DATI DEL DOSSIER. Per la prima volta dopo cinque anni di preoccupante ascesa, cala seppur di poco il numero delle persone ascoltate ed accolte dai Centri d'Ascolto Caritas della Diocesi di Pistoia. Se nel primo semestre del 2014 erano state 1682 (il dato più alto dal 2011 ad oggi), da gennaio a giugno 2015 sono state 1627 le persone che si sono rivolte ai centri della Caritas, spinti per la maggior parte dei casi da richieste di aiuto per povertà economica che però sempre più spesso necessitano di risposte che mal si fermano al classico pacco alimentare o alla fornitura di vestiti per il freddo dell'inverno.
Una frenata rilevata dai numeri, che però non cambia di molto lo scenario che la Caritas di Pistoia da anni fa di una zona strangolata dalle difficoltà lavorative dove al 77% di persone che chiedono aiuto per mancanza di lavoro, spunta un 14,5% di chi ha un reddito insufficente arrivato oltretutto da lavoro nero. Dopo anni di rilevazione del problema, il meticoloso lavoro dell'Osservatorio sulle povertà e le risorse della Caritas diocesana coordinato da Giovanni Cerri, Francesca Meoni e Sara Lupi grazie ai dati dei centri d'ascolto dislocati tra la montagna pistoiese e l'appendice pratese e fiorentina della diocesi (Oste e Limite sull'Arno), il dossier 2015 dà un dato concreto di questo fenomeno.
Nel primo semestre dell'anno, infatti, più di 7 persone su 100 ascoltate dalla Caritas, hanno dichiarato di lavorare in nero. Dato allarmante visto che nel 2011 la percentuale era dell'1,7% sul totale. Se i numeri parlano quindi di leggera flessione, la realtà vera emersa dalle testimonianze ascoltate nell'aula magna del seminario vescovile, che hanno ricordato ai presenti come dietro ad ogni percentuale, ad ogni confronto statistico, ci siano persone e spesso famiglie, si può parlare di una stabilizzazione e cronicizzazione della povertà nel territorio pistoiese.
Un vortice che, dal 2009 in poi, con l'acuirsi della crisi, ha risucchiato dentro i nuovi poveri (nel 2015 gli italiani aiutati dalla Caritas sono praticamente la metà del totale, 49,8% in leggera e costante ascesa nell'ultimo quinquennio) e coloro che, dopo anni difficili, erano usciti dai percorsi di aiuto come i cittadini albanesi (la prima comunità migrante arrivata a Pistoia) saliti al 35% del totale degli stranieri contro il 30% di cinque anni fa. Insieme all'Albania, rimangono il Marocco (30,3%), la Romania e la Nigeria, gli stati di provenienza della maggior parte degli stranieri che si rivolgono alla Caritas pistoiese.
Tra loro cala notevolmente il numero dei rumeni che scende al 9,6% dal 14,8% di cinque anni fa. Per questo la fetta di provincia intercettata dalla Caritas diocesana è ancora un territorio che continua a chiedere aiuto, un territorio in cui il bisogno di relazione, va di pari passo alle necessità di sostegno concreto delle marginalità socio- economiche rilevato da quasi 5000 pistoiesi (4647 per l'esattezza, stima del numero di familiari delle persone ascoltate), di cui la metà continuano a rivolgersi ai centri d'ascolto con cadenza mensile.
Ecco perchè anche nel 2015, nonostante una leggera diminuzione nel numero delle persone ascoltate, la Caritas ha titolato il dossier “Abitare nella città e nei poveri”, scegliendo come immagine di copertina le bellissime sequenze del Fregio Robbiano del Ceppo (appena restaurato) in cui i Della Robbia disegnano la carità (allora come ora) nel “dar da bere agli assetati e da mangiare agli affamati”, “vestire gli ignudi” e “visitare i carcerati”. Perchè nei “poveri” di oggi entrano sempre più persone in apparente stato di normalità, visto che l'11% degli ascoltati ha una casa propria e addirittura aumenta il numero di pensionati che chiedono aiuto. Se l'età media delle persone accolte è di 45 anni, per gli stranieri si scende a 39 mentre per gli italiani sale a 52 anni. Sono cittadini italiani la quasi totalità del numero degli ultrasessantacinquenni aiutati da Caritas, con i pensionati a ricoprire un quinto degli italiani ascoltati.
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