Il Tirreno

Pistoia

Il vescovo: chiudere la Gibus è miope

di Beatrice Faragli
Il vescovo: chiudere la Gibus è miope

Monsignor Tardelli incontra i lavoratori e si schiera al loro fianco. «Seguendo la logica del profitto non si va lontani»

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PISTOIA. «Si faccia tutto il possibile per rispettare non solo la giustizia puramente legale ma anche quell’attenzione alle persone, al patrimonio umano, di cui un’azienda ha bisogno». È l’appello del vescovo di Pistoia ai responsabili della Gibus spa, la società padovana di tende da sole che il 19 ottobre scorso ha annunciato la chiusura del sito di Casalguidi. Trentuno dipendenti sono a rischio licenziamento.

Monsignor Fausto Tardelli scriverà ai vertici societari invitandoli a riflettere sulla inevitabile sconfitta, anche economica e aziendale, di una logica «miope» basata unicamente sul profitto. Lo ha annunciato lui stesso ieri mattina, durante l’incontro in curia con una delegazione di operai. Insieme ai lavoratori, c’erano i sindacalisti Marco Ballati (Fillea Cgil) e Daniele Vaccaro (Filca Cisl).

Il vescovo ha ascoltato i dettagli della vertenza. «In questo caso, il profitto va oltre ogni ragionevole relazione umana» ha spiegato Ballati, ricordando che la spa veneta – nata nel 2012 dalla fusione di quattro aziende, tra cui la Viropa di Casalguidi – non ha problemi di fatturato. Ha però una perdita di redditività. E ha scelto, per questo, di tagliare sui costi, accentrando produzione e commercializzazione sul solo polo produttivo padovano: proprio dov’ è stato proposto ai dipendenti pistoiesi di trasferirsi, senza però (al momento, la trattativa è aperta) riconoscer loro alcun “indennizzo”.

«A volte la miopia e la ristrettezza mentale possono essere davvero pesanti – ha detto il vescovo – Ormai è sempre più chiaro che l’unica possibilità di sviluppo passa dall’eticità, dalla rete sociale, dal rispetto per le persone. Anche la Germania, da sola, cosa farebbe? Quello che fa riflettere è che questa crisi non è dettata dalla insufficienza delle commesse, o comunque dalla crisi di un mercato. Sembra che questa difficoltà nasca proprio perché bisogna mantenere un livello di profitto, e aumentarlo possibilmente. Quando vige questa logica non si va lontano». E ancora, prosegue monsignor Tardelli: «Non si capisce nemmeno che in realtà il rispetto delle relazioni umane, fa bene all’economia. Non è un costo. È un investimento. Chi guarda solo al profitto è miope».

«Dobbiamo lottare e tentare di realizzare qualcosa di migliore di quello che abbiamo oggi» dice sulla battaglia per la difesa del lavoro, ma anche sulla pace, così ovvia fonte di benessere, eppur oggi così lontana. «La vostra lotta – dice monsignor Tardelli – credo vada nella direzione giusta». E poi, «da ignorante della materia», dice: «ma perché non tornare autonomi? Anche col sostegno del nostro credito locale». E qui la mente di molti va alle origini. A quella piccola bottega sulll’Arca, a Pistoia, da cui nacque Viropa.

Il vescovo fa appello affinché non si sprechi questo patrimonio di invettiva e professionalità. Intanto però la trattativa tra sindacati e proprietà è ancora a un nulla di fatto. «Siamo sempre pronti a ritirare fuori gli artigli» taglia corto Federico Nincheri, della rappresentanza sindacale aziendale.

Infine davanti al vescovo, viene portata la vicinanza espressa della comunità pistoiese ai lavoratori Gibus.

«Non si può dire altrettanto della politica che parla di “antiquato”» chiosa però Ballati, riferendosi al consigliere regionale Massimo Baldi (Pd) che, dopo scioperi, presidi e notti in fabbrica per gli operai, ha parlato di un Pd prontissimo ad alzare la posta, “e questo – scriveva a fine ottobre - non in nome di un sindacalismo datato”.

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