Il Tirreno

Pistoia

Le Grazie protesta: «Noi, dimenticati»

Le Grazie protesta: «Noi, dimenticati»

Strada disastrata, un’ex scuola in abbandono, grosse crepe nei muri e un’estate con la sete anche se qui l’acqua non manca

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PISTOIA. Un paese abbandonato dalle istituzioni: è così che si sente Le Grazie, piccolo centro della montagna pistoiese di circa 300 anime. Strade dissestate o franate, muretti crollati, edifici pericolanti e abbandonati, mancanza di servizi. La lista dei problemi è lunga ed è sempre la stessa oramai da anni, ma alle Grazie dicono che il Comune di Pistoia sembra essere sordo o disinteressato. «Abbiamo fatto segnalazioni – racconta Jonny Tonel, uno dei residenti, in passato consigliere circoscrizionale nel Pdci e poi nella Lega Nord – mandato mail, organizzato riunioni. In più di un’occasione il comitato di zona ha fatto presente direttamente all’assessore Mario Tuci tutte le problematiche esistenti. Stiamo aspettando da mesi che almeno qualcuno si degni di venire a vedere, ma niente».

Primo fra i tanti problemi elencati dagli abitanti è quello della strada che da San Felice conduce al paese. Il manto stradale è infatti pieno di buche, ma a preoccupare di più è una frana che ha fatto abbassare una parte della carreggiata in un tratto piuttosto lungo. Poi, a dare il benvenuto in piazza ci pensa il monumento ai caduti, anch’esso oramai... a rischio caduta. Ma non è il caso di fare del facile umorismo poiché il muretto che circonda il monumento presenta una grossa crepa e il rischio che una parte del muro crolli da un giorno all’altro è quanto mai concreto. «E’ necessario quanto prima – dice Onelio Balli, altro residente – mettere in sicurezza il muro sia dal lato che dà sulla strada, che da quello che si affaccia sulle case».

Per non farsi mancar nulla il paese vanta poi un edificio pubblico abbandonato, un’ex scuola elementare chiusa da oltre vent’anni, con un bel tetto in amianto e grosse crepe su più lati del muro perimetrale. Lì si era parlato, a suo tempo, di un recupero, della possibilità di farne un centro di accoglienza per gli immigrati o per famiglie bisognose. Tutti progetti che sono rimasti sulla carta o nelle intenzioni, sempre buone, ma solo a parole.

Il paese poi viene da una lunga estate senz’acqua, altro problema che affligge gli abitanti da anni, nonostante nel sottosuolo ce ne sia in abbondanza. Ci sono ben sei pozzi (o “perforazioni”, come ha piegato il Comune) non allacciati all’acquedotto da cui sgorgherebbe acqua potabile in abbondanza che viene sprecata a causa di lungaggini burocratiche. Un paradosso che sfiora l’assurdo.

«In inverno – continua Luigi Borgioli - il deposito vicino al cimitero, che serve la parte centrale del paese, è talmente pieno d’acqua che una parte di essa viene lasciata defluire a perdere nei campi circostanti, cosa che causa pericolose infiltrazioni nel terreno». Insomma di acqua ce ne sarebbe per tutti e se soltanto si volesse questo problema sarebbe risolvibile.

«Da quando non hanno più bisogno di voti – conclude Giuliano Mariotti – qua non è venuto più nessuno. Quando c’è odore di elezioni, invece, arrivano tutti a fare promesse. Poi puntualmente se ne scordano».

Francesca Maltagliati

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