Il Tirreno

Pistoia

«Volete l’acqua? Pagate l’allacciamento»

Protesta in consiglio dei residenti di via Podere delle Lucciole, ma Publiacqua è categorica. Romiti: 600 famiglie senza rete

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QUARRATA. Famiglie lasciate senz’acqua e famiglie a cui invece il diritto è garantito, ma per mezzo di un maxi tubo in amianto che avrebbe dovuto essere sostituito tre anni fa. Il consiglio comunale aperto di giovedì sera, a Quarrata, con i responsabili di Publiacqua spa - richiesto dalla giunta e dal consiglio, e sollecitato dalla cittadinanza - ha lasciato la bocca asciutta, e amara, a una parte dei cittadini presenti in sala.

«Voglio l’acqua. È un diritto di tutti, siamo nel 2015» ha detto Patrizia Gori ai vertici della spa (c’era il vicepresidente Simone Barni, ma non il presidente Filippo Vannoni) e al sindaco Marco Mazzanti. Per averla però, lei e gli altri residenti di via Podere delle Lucciole, dove l’acquedotto non arriva, dovranno pagare. E sperare che Publiacqua e Comune facciano lo stesso, in virtù di quella compartecipazione alle spese che, mette in chiaro il gestore del servizio idrico, rappresenta l’unica via per l’estensione della rete: «non prevista nel piano degli investimenti», incentrato invece sulla depurazione, altro problema ormai noto per la zona sud della città.

Da anni «le otto famiglie» che vivono in via Podere delle Lucciole, stanno lottando per avere l’acqua. L’estensione era stata promessa nel 2010 dall’allora presidente di Publiacqua Erasmo D’Angelis, come ricordano i cittadini. «Siamo costretti a usare l’acqua putrida di un pozzo. Chissà cosa c’è dentro, con tutti i diserbanti che usano. Devo aspettare di ammalarmi a forza di bere quest’acqua? – dice la Gori - Qui vivono anche dei bambini. Siamo venti persone e non vogliono farci 200 metri di tubature? Una vergogna». «Seicento» precisa il vicesindaco Gabriele Romiti, spiegando che ci sono altre 3 vie a Quarrata non servite dalla rete. L’impegno dell’amministrazione è quello di fare dei preventivi sulle estensioni.

La gente però non ci sta. E in molti chiedono che i soldi pubblici siano spesi meglio. «Inutile vantarsi di aver messo l’ennesimo fontanello se poi ci sono famiglie che non hanno neppure l’acqua in casa». Mentre in alcune zone ancora si deve lottare, o pagare, per veder riconosciuto «un sacrosanto diritto», per migliaia di quarratini «l'acqua viene da un maxi tubo di amianto che da Agliana arriva a Quarrata» denuncia Daniele Manetti dei Comitati civici della Piana e di Legambiente. Un tubo che per la profondità in cui si trova «si rompe di rado» spiegano da Publiacqua (non che questa sia stata presa come una rassicurazione dai cittadini). Non solo: l’ “aggressività” tipica della composizione dell’acqua che sgorga dai rubinetti locali, ha creato una patina “isolante” all’interno della tubazione. «Fino a tre anni fa, la sostituzione del tubo era una priorità. L’opera però è stata procrastinata perché abbiamo realizzato altri interventi, meno impattanti, per garantire una migliore distribuzione della risorsa idrica, risolvendo le problematiche legate alla pressione». “Procrastinato” a quando? Chiedono i cittadini. La risposta non arriva.

Da Publiacqua tuttavia annunciano i risultati delle analisi – 200 campioni l’anno per Quarrata - svolte sull’acqua erogata. L’indagine, dall’aprile scorso, riguarda anche le fibre di amianto: «Del tutto assenti» spiegano dalla spa, ma i dati non sono ancora stati pubblicati. Poi continuano: «Assenti anche i pesticidi o antiparassitari». I cittadini chiedono di diossine e pcb. «Devono esserci potenziali rischi per cercarli. Lo abbiamo fatto negli anni passati per le zone di Agliana e Montale». I controlli sono stati sospesi perché non hanno mai mostrato anomalie. Questo quanto riportato dai responsabili della spa durante il consiglio aperto di giovedì sera. Alcuni tra i cittadini, «visti anche i recenti sforamenti di diossina dell’inceneritore di Montale», chiedono analisi mirate sulle diossine.

All’assemblea era presente anche l’Asl, con un suo responsabile, che dopo aver elencato una serie di sostanze e di parametri, dice di sperare di attingere, in futuro, a una qualità di acqua migliore. Nell’aula consiliare sono intervenuti anche i referenti dell’associazione Acqua bene comune di Pistoia, come la presidente Rosanna Crocini, che ha denunciato «la giungla dei rimborsi» sulla depurazione, e Rita Biancalani, Forum toscano movimento per l’acqua, che ha parlato di tubature in amianto e, tra le altre cose, «dei milioni incassati dalla spa e non investiti». «Publiacqua leader per gli investimenti realizzati» rispondono dalla società, prima di informare sui dati specifici per la città. Ammontano a 6milioni le risorse da investire sulla depurazione entro il 2021. «Oltre a questi ci sono circa 500, 600.000 euro di manutenzione straordinaria ogni anno sul territorio».

Beatrice Faragli

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