Il Tirreno

Pistoia

«Serve un coordinamento per le emergenze»

di Sauro Romagnani

L’appello di Gaggini (Radioamatori): passata la tempesta di vento le autorità non si sono più fatte vive

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SAN MARCELLO. Nel marzo scorso, subito dopo la tempesta di vento che ha sferzato la Toscna, larga parte del territorio montano soffrì un prolungato black-out elettrico e telefonico. Gli abitanti della Montagna ben rammentano quei giorni e le corse e le resse nei negozi per acquistare candele e generatori per far fronte alla situazione di grande emergenza, che vide tutta la Montagna al buio e al freddo per giorni, con gli operai Enel impegnati in un lavoro strenuo (e per molti avviato in ritardo) per riportare l’elettricità.

In quel frangente la sezione Ari (Associazione radioamatori italiani) della Montagna Pistoiese fu chiamata dalle autorità a dare una mano per uscire dall’emergenza.

Ari collaborò con entusiasmo, ma da allora «le autorità non si sono più fatte vive. Si ricordano di noi solo nell’emergenza» dice Silvio Gaggini, presidente Ari Montagna Pistoiese, dopo aver scritto una lettera, indirizzata a molte autorità territorialmente competenti in materia di Protezione civile. Nella lettera informa che il prossimo 15 novembre ci sarà un’esercitazione locale di Radiocomunicazioni di emergenza e ricorda che i radioamatori possono essere interessati e chiamati a collaborare per finalità di pubblica utilità in occasione di eventi avversi.

«È questo un primo appuntamento, un ulteriore passo per presentare la nostra specifica attività, intrapresa in autonomia e dietro la spinta dei soci stessi di questa sezione, e va oltre alla sola finalità informativa e delle rispettive competenza. Si apre ad un’eventuale e auspicata collaborazione». Ma il punto non è solo questo, perché Gaggini interpellato aggiunge: «il vero problema è che passata la bufera non ci si pensa più, invece occorrerebbe un tavolo di coordinamento. Sarebbe un primo passo verso una fattiva collaborazione. Tutto funziona - se funziona - sulla sovrapposizione delle singole associazioni: la Croce Rossa ha le sue cose, la Pubblica Assistenza le sue e magari sono doppioni. Il tutto dà risultati solo grazie ai rapporti personali di chi le associazioni le anima: gli associati stessi.

Alla fine i volenterosi sono sempre gli stessi e popolano più associazioni. Ma un protocollo, una riunione, una visione d’insieme, che non sia solo l'annuncio propagandistico e lo sfogo per certi sfoggi di competenze, non esiste». Questa è la situazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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