Il Tirreno

Pistoia

“Emergenza freddo”, ma per i senzatetto non c’è posto all’ex ospedale

di Fabio Calamati
“Emergenza freddo”, ma per i senzatetto non c’è posto all’ex ospedale

Pistoia, l’assessore comunale Nuti cerca spazi ma l’Asl non è stata disponibile. Niente da fare neanche nel patrimonio di Palazzo di Giano

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PISTOIA. L’inverno, con le sue temperature rigide, è ormai alle porte e in città si torna a proporre la situazione di emergenza in cui si trovano numerose persone che, per i più svariati motivi, non hanno un tetto stabile sotto cui rifugiarsi quando arriva l’”emergenza freddo”. L’assessorato ai servizi sociali del Comune, lo scorso anno, ha potuto contare – per farvi fronte – sugli 11 posti dell’Albergo popolare di via Cancellieri (8 posti per uomini e 3 per donne), gestito dal consorzio Co&So, più 11 posti per uomini e 4 per donne presso l’ex convento dei Cappuccini, in via degli Armeni.

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Ma, come ha raccontato in consiglio comunale, lunedì 9 novembre, Salvatore Giuseppe Patanè (gruppo Pistoria 1117) illustrando una sua interpellanza, questa disponibilità, pur meritoria («ci sono Comuni dove non si fa neanche questo» ha riconosciuto) non basta a dare un rifugio a tutti coloro che dormono all’aperto: almeno una ventina di persone – ha spiegato Patanè – non trovano posto.

L’assessore Tina Nuti ha replicato che non vi sono numeri certi in materia, ma che il problema il suo assessorato se lo è posto sin dal mese di agosto. Bussando innanzitutto alla porta dell’Asl e chiedendo se al vecchio ospedale del Ceppo vi fossero spazi disponibili. Ma a settembre è arrivata la risposta dell’area tecnica dell’azienda sanitaria: risposta negativa, nonostante dentro il Ceppo gli spazi certo non manchino. Una risposta negativa che è stata stigmatizzata da Patanè.

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Una verifica tra gli immobili del patrimonio comunale, peraltro, ha dato il medesimo risultato negativo, ha spiegato ancora Nuti. E porte chiuse sono state trovate anche all’ex convento dei Cappuccini, dove il secondo piano è al momento libero, ma destinato ad un progetto di reinserimento dei detenuti finanziato dalla Fondazione Caripit. Insomma, niente spazi liberi in città per chi non ha un tetto.

L’ultimo tentativo l’assessorato lo ha fatto con la coop Co&So, alla quale lo scorso 3 novembre ha avanzato la richiesta di una sistemazione per massimo 12 persone. Entro il 12 arriverà la risposta dalla coop, che – come ha precisato l’assessore – è al momento l’unica realtà sul territorio comunale accreditata per questo genere di accoglienza.

Ieri, comunque, in assessorato erano state convocate le associazioni che operano per sostenere i clochard: Caritas, Raggi di speranza in stazione, Croce Verde, associazione Syntesis. «Tutti hanno offerto disponibilità e a tutti il Comune ha dichiarato il proprio impegno». L’idea è di rivedersi a stretto giro per definire iniziative concrete.

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