Il Tirreno

Pistoia

In provincia più di 300 siti da bonificare

Francesco Albonetti
La ripartizione territoriale dei siti da bonificare in provincia (dal rapporto Legambiente)
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La ripartizione territoriale dei siti da bonificare in provincia (dal rapporto Legambiente)

Dalle vecchie stazioni di benzina alle ex industrie, la mappa dei suoli potenzialmente inquinanti nel rapporto Legambiente

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PISTOIA. Nella mappa dei 3.296 siti da bonifica in Toscana, molte bandierine sono piantate in provincia di Pistoia. Per l'esattezza, i siti a vario titolo considerati inquinanti per quanto riguarda il suolo, al marzo di quest’anno erano 319. Un numero che colloca Pistoia al quinto posto regionale, ma che diventa primo posto assoluto se si considera la densità dei siti potenzialmente inquinati in rapporto alla superficie: 33,1 ogni 100 chilometri quadrati, contro i 31,5 di Massa e i 28,5 di Lucca. La media regionale è di 14,3. Il dato è importante anche in considerazione della tipologia del territorio pistoiese, in gran parte montuoso, che significa che la distribuzione è in gran parte concentrata nella piana pistoiese e in Valdinievole.

Lo studio. Questi dati si leggono dal Rapporto 2015 di Legambiente sullo stato dell’ambiente in Toscana, che è stato pubblicato proprio in questi giorni. La parte che riguarda l’inquinamento del suolo è ricavata dai dati Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione di ambiente e territorio. Vengono presi in esame tre anni, dal 2013 al 2015, fermando la situazione al mese di marzo. L’indicatore relativo al “suolo” riporta le informazioni connesse ai procedimenti di bonifica e i dati sono estratti, in particolare, dalla banca dati dei siti interessati alla bonifica, condivisi da tutte le amministrazioni coinvolte nel procedimento. La situazione della potenziale contaminazione non è uguale per tutti i siti. Per questo lo studio suddivide la casistica in siti attivi, siti chiusi per non necessità dell’intervento e siti certificati.

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Ex industrie e distributori di carburante. Le tipologie dei siti sono fra le più disparate: si tratta di ex discariche non più utilizzate, aree industriali abbandonate, distributori di carburanti, cave e altre attività. Oppure discariche abusive sotterrate, come quella salita agli onori delle cronache di recente nela zona di Sorana, dove ormai molti anni fa furono stoccati rifiuti derivanti dall’attività della Mas di Calamari, azienda chiusa da tempo, rifiuti rimasti sempre sottoterra e mai bonificati. Anche l’amianto fa la sua parte, con le coperture in eternit di molti capannoni dismessi. E’ il caso delle ex Trafilerie Martinelli a Pistoia, anch’esso spesso al centro di proteste e articoli di stampa. A fare la parte del leone dei siti da bonificare sono però gli ex distributori di carburante, 80 in tutta la provincia, seguiti da “altre attività”. Più importante è però il dato delle industrie, che sono 61 ma con una superficie di 86,2 ettari contro gli appena 8,8 delle stazioni di rifornimento.

Pistoia: 151 ettari da bonificare. Il capoluogo guida la classifica dei siti da bonificare, 100 in tutto, cui 27 attinenti alle stazioni di benzina, 19 alle industrie e 13 discariche. La superficie interessata è di 151 ettari, di cui quasi 35 relativi alle ex industrie. Segue Pescia con 38 siti e 30,8 ettari. Quarrata ha 20 siti, ma quasi la stessa superificie da bonificare di Quarrata, 30,39 ettari. Spicca il dato di San Marcello che, a fronte di 21 siti, ha un territorio da bonificare pari a 44,92 ettari, quasi tutte in ex attività industriali. Anche Serravalle e Lamporecchio si distinguono per le superifici, mentre solo Cutigliano è a quota 0.

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