Gioco
I ragionieri pistoiesi vincono il ricorso contro il ministero
Sì all’iscrizione nel registro per le crisi da sovraindebitamento Il Tar del Lazio dà ragione all’Ordine dei commercialisti
PISTOIA. Una vittoria importante. Non solo perché, a Pistoia, i ragionieri rappresentano la metà degli iscritti all’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili. E non solo perché il ricorso vinto davanti al Tar del Lazio avrà effetto sull’intero territorio nazionale. Ma anche perché nella nostra provincia, terra di vivai, sono in gran numero le aziende agricole potenzialmente interessate ai cosiddetti “organismi di composizione della crisi da sovrindebitamento”, oggetto, appunto, del contenzioso per il quale l’Ordine pistoiese e ventotto singoli ragionieri ad esso iscritti hanno trascinato davanti al trribunale amministrativo romano il ministero della Giustizia, quello dello Sviluppo economico e quello dell’Economia e delle finanze. Ottenendo ragione con una sentenza pubblicata lo scorso 4 novembre.
Sentenza in base alla quale potranno essere chiamati dal tribunale a comporre le crisi di sovraindebitamento anche i ragionieri commercialisti, esclusi invece dal regolamento approvato con un decreto ministeriale il 24 settembre 2014, che prevedeva, per l’iscrizione nell’apposito registro, il requisito della laurea.
Il sovraindebitamento. La legge numero 3 del 2012 ha introdotto nel nostro ordinamento una procedura di “esdebitazione” destinata a coloro che, pur sommersi dai debiti, non possono accedere alle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare: come i cittadini consumatori, le aziende agricole (come i vivai, che non possono fallire), le ditte individuali, le società semplici e quella miriade di realtà che rientrano nel terzo settore no profit. Un procedimento che permette la cancellazione dei debiti pregressi, compresi quelli verso il fisco (Equitalia).
Grazie a tale legge – detta anche Legge antiusura – ci si può rivolgere al tribunale, per ripartire da zero e riacquistare un ruolo attivo nell’economia, senza restare schiacciati dal carico dell’indebitamento preesistente.
La procedura. La legge prevede che il giudice fallimentare nomini il professionista che si occupa dell’istanza presentata dal soggetto sovraindebitato. Professionista che prima censisce l’attivo, compresi beni immobili e crediti vantati. Poi fa il conto del passivo, compresi i debiti con Agenzia delle entrate ed Equitalia, ed anche, per quanto riguarda i privati cittadini – e i casi sono moltissimi
– quelli con le finanziarie. Infine predispone un piano per uscire dalla crisi. A questo punto le strade diventano tre: sottoporre il piano ai creditori e applicarlo se c’è almeno il 60% dei consensi; sottoporlo, se si tratta di un consumatore, al giudice, che valuta se il richiedente sia o meno meritevole di ottenere il suo sì; mettere in liquidazione il patrimonio con una lunga procedura al termine della quale il giudice ti può liberare dai debiti.
Ordine soddisfatto. «Si era di fronte ad un’ingiusta disparità di trattamento, un’ingiusta esclusione dei ragionieri – commenta Franco Michelotti, presidente dell’Ordine di Pistoia, dal cui input è partito il ricorso al Tar del Lazio – Qui a Pistoia abbiamo una classe di commercialisti, tra dottori e ragionieri, molto preparata e sono sicuro che potranno risolvere tante posizioni difficili. Se c’è un settore in cui si coglie a pieno la funzione sociale della nostra professione è proprio questo. Ci sono persone che, disperate, senza più lavoro, piene di debiti, vengono da noi ,e noi riusciamo a trovare una soluzione che riesce a guidarli fuori da questa situazione, a farli tornare a vivere. Fatte le debite proporzioni è come quando un medico riesce a guarire un paziente. Diamo alle persone una seconda chance».
Massimo Donati
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