Il Tirreno

Pistoia

La badante romena chiede la scarcerazione

L’avvocato: «In dieci giorni di intercettazioni, solo cinque minuti di sfoghi e presunte ingiurie»

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PISTOIA. «La signora Negoi, dopo sei settimane di lavoro ininterrotto, 24 ore su 24, speso ad accudire i due anziani coniugi, e soprattutto la signora Cadria, in un contesto che non esito a definire al limite delle possibilità umane, e di cui per rispetto della povera defunta evito di riferirne i particolari, era mentalmente sfinita, esaurita e per questo si è lasciata andare ad alcuni sfoghi sicuramente eccessivi, senza però mai percuotere nessuno dei due accuditi».

A parlare, all’indomani del deposito del ricorso al Tribunale della libertà con cui chiede la scarcerazione della sua assistita, è l’avvocato Gianluca Sebastio, difensore di Letitia Negoi, la sessantunenne badante romena che si trova in carcere dallo scorso 24 ottobre, arrestata dai carabinieri con l’accusa di maltrattamenti nei confronti dei due anziani coniugi che da un anno e mezzo assisteva a Pracchia, Marisa Chiappelli Cadria (morta nel suo letto la notte del 22 ottobre) e il marito Leopoldo Themel, entrambi novantenni.

Il legale sottolinea come rendere note, decontestualizzandole, le frasi che Letitia Negoi avrebbe rivolto all’anziana assistita ancor prima di consentirne la spiegazione, nel processo, «alla luce del peculiare complesso e difficilissimo rapporto di lavoro, rischi di compromettere in maniera irreparabile la difesa della badante, minando la genuinità delle deposizioni di chi ha espresso al sottoscritto, da subito, la volontà di riferire, essendone in grado, quale fosse la reale situazione nella casa dei coniugi ed ora si trova a fare i conti con lo spettro dell'ignominia».

Proprio in riferimento a quelle frasi cariche di offese e minacce registrate dai microfoni spia dei carabinieri, l’avvocato spiega che «su quasi dieci giorni di intercettazioni ambientali, sono soltanto sei gli episodi di presunte ingiurie verbali, la cui durata complessiva non supera nemmeno i cinque minuti e coincidono sempre con situazioni di estrema difficoltà, in cui tra l'altro le offese erano reciproche».

Il legale ritiene che l’unica persona, che a suo dire, ha raccontato ai carabinieri di uno schiaffo, «risulta inattendibile».

«Né mi spiego – prosegue – come possano desumersi delle percosse dai “rumori sordi”, che le microspie captano, non a caso sempre in occasione di complesse manovre effettuate dalla badante sull’accudita, che doveva essere posizionata o tolta da una sedia a rotelle o da un letto provvisto di sbarre».

Senza considerare che il medico legale non ha trovato segni di violenza sulla salma di Marisa Cadria Chiappelli.

Emblematica poi di ciò che il legale definisce «un ingiustificato accanimento investigativo» è la questione della volontà di interrompere il rapporto di lavoro incautamente interpretata come volontà di fuga.

«Volontà di fuga confermata secondo gli inquirenti dall’ipotetico fatto per cui tutti i sabati sera nel paese di Pracchia si effettuerebbero, per cento euro, viaggi in Romania con un pulmino. A prescindere dalla veridicità o meno di una simile e quanto meno curiosa circostanza, si è omesso di valutarne l’assoluta irrilevanza visto che la signora Negoi viaggiava regolarmente su un macchina di sua proprietà ed avrebbe potuto in qualsiasi momento allontanarsi, cosa che però non ha mai fatto. Né ci si è mai chiesti perché mai dovesse darsi alla fuga visto che non poteva sapere dell’intercettazione ambientale». (m.d.)

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di Redazione web