Italia
Fedeli a processo per i lavori alla funivia
L’ex dirigente della Comunità montana è accusato di abuso d’ufficio. Proscioglimento, invece, per la collega Rosa Apolito
PISTOIA. Il processo per gli abusi d’ufficio nella ristrutturazione della funivia fantasma Doganaccia-Croce Arcana inizierà il 17 marzo 2016 e sul banco degli imputati ci sarà una sola persona: Roberto Fedeli, 61 anni, di San Marcello, ex dirigente dell’ufficio tecnico della Comunità montana Appennino pistoiese.
Ieri mattina infatti il giudice per l’udienza preliminare Alessandro Buzzegoli l’ha rinviato a giudizio, mentre per l’altra dirigente della Comunità, l’ex responsabile dell’area amministrativa Rosa Apolito, 60 anni, anche lei di San Marcello, ha deciso il non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato. La procura della repubblica aveva invece chiesto il rinvio a giudizio per entrambi.
La vicenda è quella dei lavori straordinari alla funiva Doganaccia-Croce Arcana: un contratto da un milione di euro, assegnato ad una ditta di Milano, la Ct Crane Team srl, che si vide anticipare dalla Comunità Montana il 30% dell’importo totale dell’opera, senza che – secondo la tesi della procura – ne avesse diritto. Soldi che poi scomparvero, perché l’azienda fallì: per cui la Comunità non ebbe mai la funivia ammodernata ma perse anche quel cumulo di soldi pubblici.
La funivia era un impianto di proprietà della Comunità Montana, che aveva chiuso i battenti nel 2006 perché, giunto alla scadenza dei 40 anni di vita, era necessario un costoso aggiornamento che al momento nessuno poteva finanziare. Ci pensò, tre anni più tardi, la Regione, mettendo sul piatto un milione di euro.
La Comunità Montana, il 30 ottobre 2009, deliberò la gara d’appalto, che si svolse e vide vincitrice l’azienda milanese, con un ribasso del 13%. Il contratto fu stipulato il 5 marzo 2010 ed è lì, secondo la procura, che si consumò il reato. Perché il contratto riconosceva alla società un anticipo del 30% sul corrispettivo, in cifra tonda oltre 298.000 euro. Di quel contratto Roberto Fedeli fu il firmatario, in quanto responsabile dell’intero procedimento; Rosa Apolito fu l’ufficiale rogante, vale a dire che autenticò le firme sul documento.
Il problema è che quell’anticipo, in base al decreto legge 79/1997 allora vigente, era previsto solo per gli appalti cofinanziati dall’Unione europea, mentre i lavori della funivia erano stati interamente finanziati con fondi statali. Di qui – secondo la procura – il reato di abuso di ufficio: quei soldi non dovevano essere riconosciuti all’azienda milanese.
Oltretutto, come detto, i quasi trecentomila euro andarono persi perché la Ct Crane Team a luglio 2011 vide aprirsi la procedura fallimentare al tribunale di Milano. E la Comunità li perse per sempre, visto che anche la polizia fidejussoria era stata sottoscritta con una società assicurativa finita nel frattempo in liquidazione coatta.
Il gup, come detto, ha però riconosciuto il non luogo a procedere per Rosa Apolito, accogliendo la tesi difensiva secondo cui la dirigente si era limitata a rogare (in sostanza, ad autenticare) un contratto il cui contenuto era già stato stabilito dalla giunta della Comunità montana. «Il giudice – questo il commento del difensore, Alessandro Mencarelli – ha letto le carte e ovviamente ha compreso l’evidenza: Rosa Apolito non ha avuto alcuna responsabilità nella formazione del contratto, il cui contenuto era già stabilito dalla Comunità Montana e dall’azienda. A lei, inoltre, non spettava effettuare controlli sul documento ma semplicemente rogarlo, cioè autenticare le firme apposte».
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