Il Tirreno

Pistoia

Porte chiuse al vivaio Ubaldo Tesi Lavoratori infuriati

di Eleonora Ferri
Porte chiuse al vivaio Ubaldo Tesi Lavoratori infuriati

«Non abbiamo ancora avuto le lettere di licenziamento» Tra stipendi arretrati e Tfr i sindacati chiedono 1,5 milioni

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PISTOIA. Ieri mattina alle 7,30, 25 dipendenti dell’azienda vivaistica Tesi Ubaldo&Figli di Chiazzano si sono presentati al lavoro, ma hanno trovato i cancelli dell’azienda di via del Girone sbarrati. Lo storico vivaio pistoiese ha chiuso i battenti anche materialmente, portandosi via 48 posti di lavoro. La decisione era già emersa nei giorni scorsi ed è legata alle difficoltà economiche dell’azienda.

I dipendenti che ieri si sono presentanti al lavoro, però, non hanno ancora ricevuto nessuna lettera di licenziamento. «Noi contestiamo questa modalità, perché la riteniamo illegittima e illegale e sarà oggetto di un eventuale ricorso – spiega Fabio Capponi della Cgil Pistoia – perché i responsabili dell’azienda dovevano prima notificare i licenziamenti e poi chiudere fuori i lavoratori».

La scorsa settimana la Tesi Ubaldo&Figli aveva comunicato che avrebbe proceduto alla chiusura definitiva dell’azienda. «Le comunicazioni di risoluzione del contratto potrebbero arrivare anche oggi, ma stamattina ai 25 lavoratori che si sono presentati non era stato notificato nulla» sottolinea ancora il sindacato.

I 48 dipendenti pistoiesi della Tesi Ubaldo, quasi tutti assunti a tempo indeterminato, da quattro mesi non stanno pependo lo stipendio. Sapevano dell’intenzione dell’azienda di chiudere e si sono messi alla ricerca di un posto. Ma nessuno di loro sembra aver trovato un altro impiego.

Per questo la battaglia del sindacato continuerà: «Abbiamo già avviato – sottolinea Capponi – la procedura ingiuntiva per recuperare i crediti maturati fino ad oggi e con il Tfr (trattamento di fine rapporto lavorativo, ndr) l’azienda dovrà corrispondere in totale un milione e mezzo di euro ai lavoratori».

Molte le trattative avviate negli ultimi mesi, ma nessun accordo è stato raggiunto fra sindacati e azienda per “ammorbidire” l’impatto sociale della chiusura. L’unica soluzione sembrava quella della cessione dell’azienda a terzi, da qui la trattativa con i Vivai Romiti Pietro e Figli, confinanti con il Vivaio Tesi. Un’operazione che, secondo la proprietà, avrebbe consentito in 4 mesi il pagamento delle ultime mensilità e del Tfr per 1.140.000 euro a tutti i dipendenti, il passaggio di una parte dei lavoratori (fra 12 e 15), evitando il deperimento delle piante. Ma il sindacato non ha avallato questa ipotesi. «Non abbiamo accettato perché non c’erano i soldi da corrispondere almeno parzialmente ai lavoratori, e chiedevano di aspettare altri quattro mesi».

Ora il sindacato attende gli esiti della situazione «probabilmente nei prossimi giorni avremo anche una comunicazione da parte dell’azienda». Al tavolo di crisi istituito in Provincia non si è riusciti a trovare ne nessuna soluzione .

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