Il Tirreno

Pistoia

Anziana morta, il gip: i due coniugi vittime di continue e gravi crudeltà

Massimo Donati
I carabinieri davanti alla villetta dei coniugi Themel a Pracchia (foto Gori)
◗
I carabinieri davanti alla villetta dei coniugi Themel a Pracchia (foto Gori)

Pistoia, novantenne morta a Pracchia: gli agghiaccianti stralci di registrazioni ("Ti mando al creatore") contenuti nell’ordinanza con cui il giudice ha deciso di tenere in cella la badante romena

4 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Ingiurie, soprusi, percosse. Un accanimento di inusitata crudeltà lo definisce il giudice. Denunciato per la prima volta già lo scorso luglio, da un cugino dell'anziana donna, spirata nel suo letto la notte del 22 ottobre. E poi segnalato nuovamente ai carabinieri da una villeggiante e dal sostituto del medico di famiglia. Quindi, non – come si è poi giustificata dopo l’arresto – uno sfogo dettato dalla rabbia degli ultimi giorni, quelli in cui nella villetta erano in funzione i microfoni spia, installati proprio in seguito a quelle denunce. Ma un abituale comportamento, una “costanza”, una “pervicacia”, una “determinazione” che, per impedire la reiterazione del reato ai danni di qualche altra persona a lei affidata, hanno motivato il giudice delle indagini preliminari a tenere in cella la sessantunenne badante romena, arrestata con l’accusa di maltrattamenti nei confronti dei due anziani coniugi che da un anno e mezzo assisteva a Pracchia, Marisa Chiappelli Cadria e il marito Leopoldo Themel, entrambi novantenni.

Stralci di conversazioni agghiaccianti quelli riportati dal gip Alessandro Buzzegoli nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di Letitia Negoi. Che “ben evidenziano l’abitualità dei comportamenti violenti e delle vessazioni morali posti in essere”, capaci di determinare uno stato di avvilimento, di offendere il decoro e la dignità dei due anziani coniugi. Inconcepibili ad esempio, secondo il giudice, “le quotidiane ingiurie, minacce e percosse conseguenti alla scoperta dell’imbrattamento del letto”. Uno stato di disagio continuo per i due anziani, “incompatibile con le normali condizioni di esistenza”. E una piccola stoccata il giudice la dà anche a chi potrebbe aver fatto finta di non vedere. L’attività di intercettazione ambientale, spiega, non ha fatto che rafforzare il racconto dei testimoni, alzando “il velo su una situazione che è parsa, nel corso dell’indagine, conosciuta ai più nella piccola borgata ma che nessuno si era mai preoccupato di segnalare alle autorità, raccontando lo stillicidio di vessazioni, sofferenze, privazioni e umiliazioni operate dalla badante”.

Come accennato, il primo a rivolgersi ai carabinieri per denunciare i comportamenti poco ortodossi della badante romena fu l’anziano cugino di Marisa Cadria Chiappelli, allarmato, durante un breve soggiorno estivo a Pracchia, dalle continue grida che provenivano da casa Themel, poco lontana dalla sua abitazione. “Grida strazianti” da parte sia della cugina che del marito. E le grida della badante nei confronti dei due anziani coniugi: li rimproverava continuamente, con un tono “molto autoritario, eccessivo e sgradevole, molto poco rispettoso, assolutamente umiliante”.

E in almeno una circostanza aveva visto la cugina legata alla sedia a rotelle: con “entrambe le caviglie, i polsi e il busto”, ben oltre l’eventuale utilizzo delle normali cinture di ritenzione ortopediche per il solo busto, in caso di pericolo di caduta. In seguito a tale denuncia, i carabinieri interrogarono alcuni vicini, tra cui una villeggiante, proprietaria di una casa adiacente, che poco prima delle otto di sera del 15 luglio, trovandosi in terrazza, aveva “udito molto bene delle grida provenire dalla casa vicina” e poco dopo anche “lo schiocco provocato da uno schiaffo, il classico rumore di una mano che cozza contro la pelle”.

E allarmata, la donna era scesa in strada. E da lì aveva visto chiaramente “la badante colpire con uno schiaffo l’anziana signora, all’altezza del collo e del torace, e poi strattonarla bruscamente”. E poi la testimonianza del sostituto del medico di famiglia, che aveva suonato a casa Themel per una visita. Leopoldo aveva invano tentato di aprirgli la porta chiusa a chiave, poi era andato a bussare alla porta di camera della badante, per farlo fare a lei. Il medico aveva udito chiaramente la sessantunenne romena gridare: “Vai a fare in culo, imbecille lasciami fare” e altre offese. Di fronte a tali dichiarazioni, il pm aveva deciso di piazzare le microspie. Le intercettazioni furono autorizzate dal gip l’8 settembre e attivate il 15 ottobre.

E le parole registrate fino alla notte della morte di Marisa Cadria Chiappelli lasciano, per il gip, pochi dubbi: “accidenti a te, legata qui, se ti muovi di là come ti ho messo io guai a te! Ti mando al creatore, hai capito o non hai capito?”; “non ti sciolgo, non ti sciolgo”; “ma te in quella testa che hai?”; “accidenti a tua madre quando ha fatto una belva come te”; “stai ferma, stai ferma, sennò crepi, e se crepi non fa niente, scappa mondo di una cattiva”; “guarda, che hai gli occhi per guardare, guarda, che te li cavo con la forchetta...”. Solo alcune tra le frasi meno offensive (e depurate dei termini più irrispettosi) tra quelle registrate e che hanno portato il gip a parlare di un radicato clima di terrore all’interno di quella villetta di via delle Chioderie.

LEGGI ANCHE Un infarto intestinale ha ucciso l’anziana di Pracchia

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini