Il Tirreno

Pistoia

Rapina sulla Riola, catturato il bandito

Tiziana Gori
Il vice questore Fusco e il questore La Porta mostrano le armi sequestrate. Nel riquadro De Conti
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Il vice questore Fusco e il questore La Porta mostrano le armi sequestrate. Nel riquadro De Conti

Roberto De Conti si era rifugiato nei boschi sopra Sambuca

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PISTOIA. Un mese di ricerche nei boschi di Sambuca: appostamenti, rastrellamenti, uso dei cani molecolari. E lui, Roberto Basilio De Conti, 48 anni, milanese di nascita ma da molti anni residente a Sambuca, che dal bosco si faceva proteggere e sfuggiva - giorno dopo giorno, notte dopo notte - alla cattura. L’uomo che il 25 settembre aveva rapinato una coppia sulla Pistoia-Riola, ferendo la donna di striscio a un orecchio con una carabina ad aria compressa, per due volte si è sottratto alla cattura. Una volta gettandosi dal ponte di Porretta e rotolando per 4-5 metri nella scarpata sottostante. Una volta seminando la Forestale nel bosco. Sono stati i prelievi al postamat a tradirlo. Al quarto prelievo gli agenti della Squadra mobile diretta dal vicequestore Antonio Fusco l’hanno fermato, nelle vicinanze della stazione di Montale. Avrebbe ammesso le sue responsabilità: la rapina alla coppia sarebbe stata commessa «per necessità».

Una “Primula rossa”, l’ha definito il questore Salvatore La Porta. Molto più “professionale” nella fuga che non nell’aggressione compiuta ai danni di due impiegati in un pomeriggio di terrore nei boschi di Valdibure. La cattura di De Conti, per alcuni anni gestore di un internet point a Pistoia, è avvenuta grazie al monitoraggio del conto corrente postale, sul quale erano depositati 1.600 euro. Secondo Fusco voleva prelevare i soldi e scappare all’estero: «Non si sentiva sicuro ad andare alle poste, e così attraverso un internet point ha trasferito con due operazioni da 500 euro il denaro in una poste pay, e con questa è andato a fare il prelievo massimo consentito in un giorno a uno sportello postamat: 250 euro». Tre prelievi: uno a Prato e due a Montale. Al quarto, sempre a Montale, è stato bloccato.

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Le ricerche nei boschi, dov’era stato rintracciato anche l’essiccatoio di castagne in cui aveva trovato rifugio, si erano rivelate infruttuose. «Ci sono conferenze stampa - afferma il vicequestore Fusco - che è necessario fare, e conferenze che ho piacere fare, come questa. È un lavoro che ci ha impegnato per un mese nell’attività di ricerca, perché l’individuazione di questo soggetto è avvenuta nel giro di 48 ore, grazie alla collaborazione di un cittadino che ci ha indicato una Polo targata Bologna. Ricerche sui database e sul territorio ci hanno permesso di scovare l’auto dopo due giorni, parcheggiata, a Sambuca. Attraverso la targa siamo risaliti al proprietario, riconosciuto dalle vittime. Il problema è stato arrestarlo. Abbiamo avuto un contatto con lui già pochi giorni dopo la rapina, a Porretta. I poliziotti lo hanno visto camminare sul ponte, vicino alle Terme. Lui se n’è accorto e si è lanciato nel vuoto, da un'altezza di 3 metri, per poi far perdere le tracce tra la vegetazione».

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Una mano la danno gli elfi. De Conti viveva ai margini della comunità degli elfi, ma sono loro per primi a prendere le distanze e a indicare dove può nascondersi: un vecchio essiccatoio per castagne, a due piani, nascosto nei boschi tra Treppio e Badi, raggiungibile solo a piedi dopo due ore e mezzo di cammino. Qui, la polizia ha trovato l'auto e sequestrato le armi: pistole ad aria compressa, due katane, fucili subacquei, una balestra, vari modelli di binocoli e un nunchaku (piccolo manganello usati nelle arti marziali). De Conti, scoprono poi gli investigatori, è appassionato di filosofie orientali, e di armi. Ma dell’uomo, nell’essiccatoio, non c’è traccia. Scendendo dal bosco, in un altro rudere, i poliziotti trovano invece tre chili di haschish e arrestano uno spacciatore. Una piccola soddisfazione in una caccia all’uomo complessa, che richiede col passare dei giorni un dispiego di uomini, mezzi e denaro degni «dei migliori latitanti». La Primula rossa sfugge alla polizia forestale, e nella fuga fa cadere lo zaino con dentro il sacco a pelo che usa per dormire nel bosco. Non lo trovano i cani molecolari fatti venire dalla questura di Genova. Non usa più la sua auto, ha il cellulare spento, non contatta i conoscenti. Come catturarlo? «L’unica cosa che poteva portarci a lui era il conto corrente postale», commenta Fusco. E la trappola funziona. Il 21 ottobre ruba una Fiat Bravo a Porretta, e con quella si sposta per prelevare i soldi agli sportelli. «Postamat - spiega il capo della Mobile - situati nei pressi di stazioni ferroviarie. Forse voleva farci credere di spostarsi in treno». Al terzo tentativo la Primula rossa finisce in gabbia. Una cella della casa circondariale di Prato.

 

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