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Un infarto intestinale ha ucciso l’anziana di Pracchia
Pistoia, l’autopsia ha confermato la morte per cause naturali. A giorni la richiesta di scarcerazione per la badante romena
PISTOIA. L’autopsia lo ha confermato: Marisa Chiappelli Cadria è morta per cause naturali. È stato un infarto intestinale ad uccidere, nella nottata del 22 ottobre, la novantenne pensionata di Pracchia, trovata priva di vita nel suo letto dalla badante romena, Letitia Negoi, finita poi in carcere con l’accusa di maltrattamenti, sia nei confronti dell’anziana donna che verso il marito, Leopoldo Themel, anch’egli novantenne, entrambi affidati alle sue cure.
Come già specificato dal giudice delle indagini preliminari, Alessandro Buzzegoli, nel provvedimento di convalida del fermo disposto dalla procura e nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere motivata con il pericolo di fuga, alla badante romena non viene al momento contestata l’aggravante della morte derivante dai maltrattamenti, dato che anche l’esame esterno condotto dal medico nell’imminenza del decesso aveva escluso la presenza di lesioni riconducibili a violenze fisiche. A conforto di tale iniziale valutazione, c’è adesso anche l’autopsia eseguita mercoledì pomeriggio all’obitorio dell’ospedale San Jacopo dal medico legale Brunero Begliomini, che esclude anche la presenza di lesioni interne.
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Come però spiega la procura – in un comunicato a firma del procuratore capo Paolo Canessa e del sostituto Claudio Curreli, titolare delle indagini – «sono ancora in corso gli accertamneti tossicologici sui liquidi biologici della defunta, tesi a verificare l’eventuale abuso, da parte dell’indagata, nella somministrazione di farmaci». Farmaci che potrebbero aver aggravato le già precarie condizioni di salute di Marisa Chiappelli Cadria, affetta da una “grave aterosclerosi multidistrettuale – cita il referto autoptico – encefalica, aortica e coronarica”.
Il decesso, secondo il dottor Begliomini, è stato per la precisione causato da un “infarto intestinale ischemico da trombosi mesenterica superiore distale per circa un metro del tenue”. In pratica, l’occlusione dei vasi sanguigni a causa di un coagulo ha portato alla necrosi di un tratto di intestino, e alla morte.
Il ricorso. Entro la prossima settimana potrebbe essere già pronta la richiesta al Tribunale della libertà con cui l’avvocato Gianluca Sebastio, difensore di Letitia Negoi, chiederà la scarcerazione della sua assistita. Un ricorso basato, oltre che sulla ritenuta labilità degli indizi probatori, soprattutto sull’insussistenza del pericolo di fuga, alla base del provvedimento di custodia cautelare in carcere.
«Nelle intercettazioni si sente sì la mia assistita che parla delle’eventualità di andarsene, ma solo da quella casa, da Pracchia, non certo dall’Italia: nel caso sarebbe tornata nella sua abitazione, ad Agliana, dove risiede.
Il funerale. Nella giornata di ieri, la procura ha concesso il nulla osta per le restituzione della salma di Marisa Chiappelli Cadria ai familiari, per la celebrazione del funerale. Funerale che, per volere della famiglia, già provata dalla grande attenzione mediatica di questi giorni, avverrà nel più assoluto riserbo, per quanto riguarda sia il luogo che la data.
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