Il Tirreno

Pistoia

la polemica

Il consigliere comunale-dottore: «Altro che eccellenza, la sanità toscana fa pena»

Fabio Calamati
Il Centro Donna, in piazza San Bartolomeo (foto Gori)
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Il Centro Donna, in piazza San Bartolomeo (foto Gori)

Pistoia, lo sfogo di Paolo Lattari durante il dibattito in Comune sulla carenza di ginecologhe al Centro Donna

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PISTOIA. «La sanità toscana fa pena. Funziona solo perché i cittadini, quando c’è bisogno di un esame o di una visita, si frugano in tasca e pagano». La bocciatura senza mezzi termini del modello toscano tanto caro al presidente Enrico Rossi arriva da una fonte qualificata: consigliere comunale di maggioranza, 63 anni, medico di famiglia da 39. Paolo Roberto Lattari non può essere certo considerato un avversario politico dei governi di centrosinistra: in consiglio comunale è stato eletto in passato con la lista dei Comunisti italiani e per qualche tempo è stato anche assessore. Oggi fa parte del gruppo Pistoia spirito libero. Eppure lunedì in consiglio comunale le sue parole sono state proprio quelle.

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«Chiaro – ha aggiunto – che non sta bene dirle queste cose, che la nostra sanità passa per essere unmodello, ma non è vero niente. La verità è che per fare una colonscopia c’è da aspettare un anno e mezzo, che una mia parente soffre di colecisti e aspetta da sei mesi di essere operata, e intanto ha già avuto due coliche. La sanità toscana è all’avanguardia solo perché i nostri concittadini si frugano in tasca, pagandosi visite ed esami, quando c’è bisogno». E poi ancora: «Il vero problema è sul territorio, dove manca l’assistenza. Forme di autogestione dei medici hanno dimostrato di poter funzionare, ma l’Asl perderebbe un sacco di potere e non le lascia fare. E quando dico Asl dico Rossi, la sanità toscana insomma».

Lo sfogo di Lattari è esploso nel dibattito nato da una comunicazione del consigliere 5 Stelle Giacomo Del Bino. Che ha spiegato come al Centro donna dalla fine di luglio non ci sia un ginecologo disposto a visitare gratuitamente. «Me lo ha detto una signora e poi sono andato di persona a verificare – ha spiegato Del Bino – da quando è andata in pensione la ginecologa che c’era, è in servizio solo una collega che visita donne in stato interessante o con problemi per contraccettivi. E la stessa situazione c’è in tutta la Asl 3, anche in Valdinievole. La signora, così, è stata costretta a prendere un appuntamento a fine novembre a Prato. Chiaro che qui il Comune non c’entra, queste sono problematiche di livello regionale».

Anna Maria Celesti, capogruppo di Forza Italia e medico ginecologo, ha confermato il racconto di Del Bino, aggiungendo che la sostituzione del ginecologo al Centro Donna era stato chiesto per tempo, ma che le assunzioni (che ora devono essere effettuate dagli organismi chiamati Estar, tre in Toscana) erano momentaneamente bloccate. Solo il 20 ottobre è arrivato lo sblocco e ora, tra 15-20 giorni, dovrebbe arrivare la nuova ginecologa a Pistoia. «Ma non sarà questo – ha chiosato Celesti – a risolvere i problemi».

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A far esplodere le liste di attesa e a frenare il funzionamento delle strutture sanitarie pubbliche sono soprattutto i tagli, questo il filo rosso degli interventi di lunedì in consiglio comunale. Interventi ai quali si è unita Carla Breschi, medico ospedaliero del gruppo Pd, anche lei per denunciare che i ritardi e i tempi lunghi non ci sono solo in ginecologia ma anche – ad esempio – in geriatria. A ulteriore conferma è arrivato il durissimo intervento di Lattari.

Ha concluso la serie di interventi il consigliere Alessandro Capecchi (Pistoia Domani) che ha ironicamente ricordato l’incontro dei manager toscani della sanità al Ciocco – «a spese dei toscani» – proprio per parlare della nuova riforma regionale (quella che crea tre sole maxiAsl). Capecchi ha sostenuto che il Comune qualche competenza in materia di sanità ce l’ha, attraverso la conferenza dei sindaci, attraverso la Società della salute, attraverso una presenza più incisiva della politica. E alla fine ha rilanciato l’idea di un consiglio comunale straordinario sulla sanità pistoiese. «Non sarebbe male – ha detto – anche per farsi sentire come ente, visto che dopo la fine della Provincia siamo noi l’ente che rappresenta il maggior numero di cittadini pistoiesi».

 

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