Il Tirreno

Pistoia

Cercò di strangolare la moglie, pena ridotta a 4 anni e mezzo

Il tentato omicidio nel gennaio del 2011 a Prunetta: la Corte d’appello ha riconosciuto le attenuanti

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PISTOIA. I giudici fiorentini non hanno accolto la richiesta avanzata dalla stessa pubblica accusa, di riconoscere all’imputato l’attenuante della desistenza, dell’aver desistito cioè, all’ultimo momento, dal suo intento omicida. È stata in ogni caso cospicua la riduzione di pena che, martedì, la Corte d’appello ha riconosciuto a Giuseppe Milanesi, badante fiorentino settantatreenne, che, nel gennaio del 2011, a Prunetta, tentò di strangolare con una cravatta la moglie romena di 57 anni, Elena Barberu: da 7 a 4 anni e mezzo di reclusione, grazie alle attenuanti generiche prevalenti.

Gli avvocati difensori Fausto Malucchi ed Elena Baldi avevano chiesto l’assoluzione del loro assistito, rimasto sempre a piede libero: l’iniziale confessione davanti ai carabinieri sarebbe stata unicamente un atto di autolesionismo; vedovo alla soglia dei settant’anni, consapevole che la sua ultima chance di una relazione definitiva si stava ormai esaurendo, avrebbe deciso di farla finita, non come avrebbero fatto altri buttandosi da una finestra ma accusandosi di un tentato omicidio.

I legali hanno comunque annunciato il ricorso in Cassazione, proprio per ottenere il riconoscimento di quella desistenza chiesta dal pg nella sua requisitoria.

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Il fatto avvenne nella seconda casa della coppia, al numero 349 di via Mammianese. Una piccola abitazione in cui marito e moglie andavano solo la domenica, unico giorno della settimana, tra l’altro, in cui vivevano insieme, nell’ambito di un rapporto che si era andato via via facendo sempre più instabile, tanto che a Firenze abitavano separati, lei in casa sua e lui in quella del generale in pensione a cui faceva da badante.

Fatto sta che nella tarda mattinata del 24 gennaio 2011 tra i coniugi era nata l'ennesima discussione. Elena Barberu si era alzata per andare in camera, decisa a prendere borsa e cappotto per andarsene. E si trovava in piedi davanti all’armadio quando aveva sentito il marito avvicinarsi dietro di lei. Quindi, aveva avvertito che l’uomo le appoggiava alla nuca una cravatta, come per stringergliela attorno alla gola. Secondo lei, era stato il suo gesto istintivo di sollevare le mani al lato della testa a salvarla. Secondo il marito, egli stesso, all’ultimo, aveva desistito rendendosi conto della gravità di ciò che stava per fare. Fatto sta che la moglie era scappata in strada e aveva chiesto aiuto ai carabinieri.

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