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«Altrove s’investe, a Pistoia si licenzia»
In sciopero i dipendenti della Gibus, che vuole chiudere il sito di Casalguidi. Il sindaco Mungai: voglio incontrare l’azienda
CASALGUIDI. “A Padova gli investimenti, a Pistoia i licenziamenti”. Scioperano in massa i lavoratori Gibus contro la chiusura del sito pistoiese annunciata lunedì scorso dall’ad della società padovana, Gianfranco Bellin.
A fine anno i vertici aziendali hanno intenzione di chiudere lo stabilimento di Casalguidi che, solo tre anni fa, era considerato «strategico per il centro sud dallo stesso amministratore delegato della società». Parla così il sindaco Patrizio Mungai fuori dai cancelli del sito casalino, mentre è in corso il presidio degli operai. «Farò di tutto perché questa chiusura venga ritirata. Voglio al più presto un incontro con la proprietà» dice. Ieri la fabbrica di tende da sole è rimasta vuota.
I 32 dipendenti Gibus erano tutti fuori dallo stabilimento. Hanno scioperato per difendere il posto di lavoro, come deciso nell’assemblea di martedì convocata da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, subito dopo l’annuncio shock di Bellin. Marco Ballati, Fillea, e Daniele Vaccaro, Filca, chiedono il mantenimento del sito pistoiese e annunciano, nel caso in cui la proprietà non cambi rotta, nuove azioni di protesta.
In mezzo al presidio ci sono pure le figlie, dipendenti Gibus anche loro, di Virgilio Pagnini, il fondatore della Viropa, azienda di tende da sole che, nel 2012, si è unita ad altre tre realtà nazionali del settore. Da qui la nascita della Gibus spa, che nel nome ha mantenuto il famoso marchio, sinonimo di qualità, prodotto dalle maestranze Viropa.
Tra gli operai adesso prende piede l’ipotesi che dietro alla chiusura annunciata per Pistoia, così come quella arrivata il 30 settembre per la sede di Cuneo, ci sia un disegno ben preciso. «Era già tutto scritto. La fusione è stata una mossa per prendere il marchio e i clienti» dice Monica Galassi, figlia di Pagnini. «Dal primo gennaio 2012 ad oggi», cioè dalla nascita della Gibus Spa con il matrimonio di quattro aziende artigianali, «hanno lasciato a piedi 60 famiglie.
Mio padre ha creduto fortemente in questo progetto. Voleva dare continuità all’azienda».
Poco dopo la fusione però, «viene assunto un ingegnere come responsabile del personale. La società lo paga fior di quattrini» dicono gli operai. È lui, come spiegava il consulente della Gibus, Attilio Miotto, nel dicembre scorso, quando vennero annunciati 9 licenziamenti, a condurre uno studio sulla società e sui suoi, all’epoca, 4 stabilimenti: uno a Pistoia, uno a Cuneo e due (accorpati) a Padova. «In base a questo studio stiamo tagliando qualche ramo secco» diceva Miotto al Tirreno dieci mesi fa.
«Guarda caso – sottolineano gli operai – hanno fatto gravare i costi della logistica soprattutto su Pistoia». «L’ad ha parlato di problemi di redditività – riportano Adriano Lilliu e Federico Nincheri, rsa – Per aumentare i ricavi, vogliono tagliare i costi. Da quattro stabilimenti, a uno, quello di Padova».
«A Casalguidi, leader per la produttività, il lavoro c’è. Quest’anno è anche aumentato». Nel 2015 il fatturato della società ha addirittura raggiunto i picchi del 2012. «Nel sito padovano faranno il doppio turno di lavoro», mentre in quello pistoiese prende piede lo spettro del licenziamento. Oppure del trasferimento. L’azienda infatti vuole proporre lo spostamento a Padova ad alcuni – pochissimi pare – dipendenti della sede casalina, «previa selezione». «Per noi il trasferimento – mettono in chiaro i lavoratori – equivale a un licenziamento». Alessia Poli e Antonio Ambrosio, moglie e marito, lavorano alla Gibus da 16 e 13 anni. Hanno un bimbo di 3 anni e un mutuo sulle spalle per i prossimi 25 anni. Marco Innocenti, cinquantenne, è l’unico a lavorare in famiglia. Ha una bimba di 5 anni. Deve pagare affitto, bollette, rate della macchina. È operaio dell’azienda di tende da sole da quasi vent’anni. Tutti loro, insieme a rsa e sindacati, lottano per il mantenimento del sito pistoiese.
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