Gioco
Morte di Franco Ballerini, per il pm i colpevoli ci sono
La procura di Pistoia ricorre in appello: illogica e incongruente la sentenza di assoluzione per il tragico incidente in cui perse la vita l’ex ct della nazionale di ciclismo
PISTOIA. Nessun colpevole per la morte di Franco Ballerini. Ma la procura di Pistoia non si arrende. Il pm Luigi Boccia ha infatti impugnato la sentenza con cui, il 17 luglio scorso, il gup del tribunale ha assolto tutti gli imputati, accusati dell’omicidio colposo dell’indimenticato campione del pedale ed ex commissario tecnico della nazionale di ciclismo, rimasto vittima, il 7 febbraio 2010, di un terribile incidente mentre disputava, come navigatore, il rally automobilistico Ronde di Larciano.
Nel suo ricorso in appello, il pubblico ministero punta il dito contro «le palesi inconguenze e l’illogicità» delle motivazioni che hanno portato il giudice dell’udienza preliminare alla sentenza di assoluzione “perché il fatto non costituisce reato” al termine del processo per rito abbreviato.
Otto gli imputati: il presidente dell'Aci Angelo Sticchi Damiani, 68 anni, l'organizzatore del rally, Riccardo Heinen, 67 anni, di Montecatini, e gli altri membri del consiglio Aci Csai che parteciparono alla riunione durante la quale fu introdotta l'obbligatorietà del collare Hans. I dirigenti Csai sono accusati di aver introdotto nel mondo dei rally, proprio a partire dal 2010, un apparecchio di sicurezza (il cosiddetto collare "Hans" appunto) senza aver dettato contemporaneamente le norme per usare correttamente uno strumento certamente utile ma potenzialmente letale (come nel caso di Ballerini) se non usato correttamente.
L'organizzatore della gara, secondo la procura, è da doversi considerare corresponsabile per non aver segnalato un fossetto pericoloso nel punto dell'incidente e non aver fatto proteggere il muretto di cinta sul quale si schiantò l'auto con a bordo l’ex ct.
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L’organizzatore. Il pm scrive che il gup ha assolto Heinen sostanzialmente affermando che il fossetto al lato della strada che fece perdere il controllo all’auto non era “insidioso” e il muretto contro cui andò a sbattere l’auto non era ostacolo sporgente. Citando la Cassazione, che sancisce l’obbligo per gli organizzatori di corse automobilistche (nello specifico rally di montagna) di adottare tutte le cautele possibili per evitare incidenti, il pm sottolinea che quel fossetto in realtà era in realtà un canale di scolo profondo 40 centimetri rispetto all’asfalto e coperto dalla vegetazione. Ma non era stato segnalato, come invece era stato fatto in analoghi punti del tracciato.
«Ma è soprattutto la presenza del muretto che imponeva le cautele precauzionali» spiega, perché situato alla fine della curva: «Un’uscita di strada in quel punto era assolutamente prevedibile e la protezione del muretto esigibile».
Il comitato Csai. Il pm lo ribadisce: la procura non ha mai contestato la bontà del collare Hans. «Si è sempre affermato che l'introduzione dell'obbligatorietà da parte della Csai avrebbe dovuto essere corredata da maggiore prudenza e diligenza proprio perché prevedibili potevano essere (in presenza proprio di dubbi emersi nel percorso procedurale di introduzione) le conseguenze lesive derivanti da un non corretto impiego e adattamento in autovetture diverse da quelle per il quale era stato inizialmente progettato e impiegato (le vetture di Formula 1) e da una non efficace e completa informazione a piloti e copiloti».
E dubbi su tali punti, dice il pm, erano arrivati prima dell’introduzione del collare, dalle stesse sottocommissioni della Csai.
«Ebbene, in nessuna avvertenza, guida, corso, seminario, o quanto altro assimilabile, è stato mai comunicato sulle conseguenze letali che potevano derivare da un non corretto utilizzo del collare Hans, con riferimento a posizionamento e tensione delle cinture, altezza e inclinazione delle stesse, allacciamento del casco, altezza del sedile...».
Solo dopo la morte di Ballerini fu pubblicata in italiano la guida Fia sull’utilizzo del collare, e l’unico “seminario” sul suo utilizzo fu organizzato in un negozio di articoli sportivi, in un solo pomeriggio, il 21 febbraio 2009, a Rieti. «Lo scopo della riunione – sostiene il pm – era quello di invogliarne l'acquisto e non quello di spiegarne efficacemente le modalità di utilizzo e men che meno i possibili rischi. Sarebbe questa l'ottemperanza dell'obbligo di informazione cui il giudice fa riferimento nelle poche righe dedicate a questa parte della condotta degli indagati?».
È certo che Franco Ballerini fu ucciso dal collare Hans perché non lo indossò correttamente, con la giusta tensione delle cinture di sicurezza. Era una corretta informazione da parte della Csai doverosa? Era una simile tragedia prevedibile? Secondo il pm sì.
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