Gioco
Si licenzia e scommette sulla cucina cruelty free
Francesca Lughero, 25 anni, ha aperto il primo ristorante vegano di Pistoia «Vedrete, si può mangiare bene senza uccidere e sfruttare gli animali»
PISTOIA. Venticinque anni, pistoiese, Francesca Lughero ha lasciato un lavoro a tempo indeterminato al call center per aprire il primo ristorante vegano in città. A “L’albero Vita” di via Sant’Andrea sono banditi i prodotti di origine animale. Una cucina sana, gustosa e libera da crudeltà.
La giovane cuoca si è caricata sulle spalle un finanziamento, ha affittato il fondo al civico 27, lo ha rimesso a nuovo e ha deciso di percorrere una via poco battuta a Pistoia. «Se ho fatto tutto questo vuol dire che c’è un motivo grande dietro», ci spiega Francesca. Questione di coscienza, non certo di business, anche perché per un giovane che apre un’attività accollandosi un debito alla partenza, l’obiettivo è quello di arrivare almeno a campare del proprio lavoro. Per la ristoratrice “cruelty free” c’è anche un’altra spinta: l’amore per tutti gli esseri viventi, siano uomini, cani, maiali o galline.
“L’albero Vita” però non è un ristorante per vegani, o meglio non solo. E’ infatti soprattutto per i consumatori di “ciccia” che lei intende cucinare. «Voglio dimostrare a tutti che si può mangiare bene senza uccidere e sfruttare gli animali» dice. «Cerco di proporre un’alternativa sana, buona, fatta di porzioni abbondanti e di prezzi contenuti». Insomma a chi pensa che Francesca, vegana da quattro anni, mangi solo erba (citando un tormentone degli onnivori) lei vuol far vedere quanta bontà ci sia anche in una cucina che non utilizza carne, pesce, derivati del latte e uova. E lo vuol fare attraverso il lavoro. Così a settembre ha lasciato l’impiego che aveva da sei anni al Call&Call di Pistoia, e ha deciso di aprire il suo ristorante.
«Il nome – L’albero Vita – mi è venuto in mente durante la tempesta di vento», quella del 5 marzo scorso. «Ero in macchina e guardavo tutti questi alberi caduti. Mi davano un senso di vite spezzate. È in quel momento che ho pensato di proporre esattamente il contrario: l’albero come vita, per rappresentare anche il benessere degli uomini e degli animali».
Ad aiutarla in cucina ci sono mamma Eleonora e zia Mina. I piatti dunque sono ricchi dei più genuini sapori di casa, il menù cambia nel rispetto dei prodotti di stagione e il ristorante è aperto sia a pranzo che a cena. Francesca si divide tra i fornelli, la sala e la gestione dell’attività.
«Da sempre – racconta – amo cucinare». Sulla tavola di ottobre, tra le tante proposte, ci sono anche il cheese cake di zucca, le crespelle al radicchio e salsa di noci, gli involtini di cavolo verza ripieni, il carpaccio di finocchi e agrumi e i muffin alle pere con cuore di cioccolato. Tutto veg, compreso il vino. E poi ci sono le birre belghe di prima qualità. Il ristorante ha già fatto richiesta per il certificato Vegan ok. “L’albero Vita” ha deciso di proporre una cucina senza alcun derivato animale, a differenza delle altre esperienze pistoiesi di cucina mista vegetariana-vegana.
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