Toscana
Piccoli artigiani messi in ginocchio dai concordati
La denuncia di un tessitore contoterzi che rischia la chiusura per lavori non riscossi. Conferma della Cna: mercato guasto
QUARRATA. «I piccoli tessitori conto terzi non sono tutelati dalla legge. Per ogni media o grande azienda che chiede il concordato, e che a volte riapre tale e quale cambiando solo nome, ci sono decine di minuscole ditte che non sopravvivono. Aspettano per anni di riscuotere le briciole. Anni in cui ci sono le tasse da pagare. E resistere diventa difficilissimo».
Maurizio Malinconi, di Quarrata, che insieme al fratello lavora conto terzi per i lanifici del distretto pratese, denuncia la sofferenza dei terzisti nella Piana. «Ho da riscuotere 10.000 euro dalla Mit di Agliana – racconta – I 2.000 euro di Iva li ho già versati. Adesso mi dicono che l’azienda ha chiesto il concordato e che tutti i creditori verranno pagati. Io non ci credo. Sappiamo bene come funzionano queste cose. Se lo dovessero accettare, il concordato, magari al 10-15 per cento, forse tra molti anni riusciremo a riprenderci qualche briciola… Chissà quando. Diecimila euro non riscossi per una realtà piccola come la mia, e come le tante che ci sono nella Piana, sono parecchi soldi. Forse per un’azienda più grande non significano niente, ma per me sono indispensabili».
L’intervento di Malinconi arriva dopo aver letto che proprio dall’affitto di un ramo d’azienda della Mit di Agliana, nel luglio scorso, è nata la Texlover srl, guidata dall’amministratore unico Fabrizio Volterrani, consigliere comunale della lista Obiettivo Agliana. L’articolo è stato pubblicato dal Tirreno e a parlare, annunciando la salvezza di otto posti di lavoro in via Calice, era proprio Volterrani.
«L’altro giorno per cercare qualche notizia sulla ditta di cui sono creditore, trovo questo pezzo sull’affitto di un ramo d’azienda e sulla rinascita dell’attività. Viene osannata la crescita di un’impresa ma non si pensa minimamente a quanti piccoli imprenditori siano stati messi in seria difficoltà da tutto questo. Nasce una nuova ditta e dietro ne muoiono dieci» precisa Malinconi.
«E’ un dramma senza fine – commenta Sergio Giusti, della Cna – Il mercato è guasto e chi lavora conto terzi non ha scelta sul committente. Non ci sono alternative, quindi i terzisti, in via generale, lavorano anche con le aziende meno sane e, alla fine, rischiano di non riscuotere. Senza una ripresa del lavoro e del mercato non ci sono alternative. Sia i piccoli che i grandi sono purtroppo sullo stesso carro, fatta eccezione per alcune realtà. La legge si ispira al livello macro non al singolo artigiano per quanto riguarda il concordato, e questo teoricamente va bene, anche perché l’altra via è il fallimento. Nella pratica però – l’intervento è di respiro generale, senza riferimento diretto al caso di Malinconi – capita di vedere che le stesse aziende ripartano cambiandosi solo il vestito e quindi c’è da comprendere anche la rabbia dei terzisti».
Rabbia che traboccò a Quarrata senza troppi giri di parole sul finire del 2011, quando la città fu tappezzata di volantini in cui anonimi accusavano le aziende quarratine di non pagare i fornitori, di mandare in rovina le famiglie e di evitare i fallimenti attraverso giochi societari, acquisti fittizi o cambi di nome. “Falsi fallimenti per non pagarci, cambiano nome e riaprono” denunciavano i terzisti.
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