Il Tirreno

Pistoia

Soldi per l’indagine epidemiologica

di Beatrice Faragli
Soldi per l’indagine epidemiologica

La Regione finanzierà l’ultima fase dello studio sulla relazione tra diffusione dei tumori e inceneritore

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AGLIANA. Per completare l’indagine epidemiologica avviata nel febbraio 2013 ci sarà bisogno di ulteriori studi sulla ricaduta delle emissioni da incenerimento. E’ necessario cioè che l’Arpat predisponga un modello diffusionale per capire se ci sia una correlazione tra tumori e inceneritore. Si tratta di un approfondimento da 10.000 euro che richiederà un ulteriore slittamento dei tempi necessari per avere i risultati dell’indagine.

Questo è quanto emerso dal tavolo tecnico e istituzionale convocato ad Agliana lunedì pomeriggio, alla presenza dell’assessore regionale all’Ambiente Federica Fratoni. La Regione, come confermano dal palazzo aglianese, ha dato la disponibilità a finanziare lo studio aggiuntivo. Il modello diffusionale servirà a individuare le zone di ricaduta dei fumi negli anni precedenti al 2008, in quei decenni durante i quali l’inceneritore di Montale non era soggetto al rispetto degli attuali limiti di legge sugli inquinanti emessi.

Servirà soprattutto a capire se l’impianto sia la causa dell’incidenza dei tumori registrati tra la popolazione di Montale e Agliana, incidenza, va sottolineato, per adesso emersa unicamente nello studio condotto dalla stessa Asl sulla base del registro di mortalità e registro tumori per gli anni 1987-2008.

Negli atti dell’azienda si legge che i decessi per patologie oncologiche nei territori di Agliana e Montale sono più elevati che in provincia e in regione. Si parla di “eccesso di mortalità legato alle malattie da incenerimento”. A seguito di questa evidenza e degli sforamenti di diossina e furani del 2007, è stata avviata l’indagine epidemiologica – oggetto del tavolo di lunedì scorso – per capire se a Montale e Agliana, dov’è presente l’inceneritore di proprietà dei tre Comuni della Piana, ci si ammali e si muoia di più a causa di patologie legate alle emissioni di inquinanti rispetto ai territorio di confronto, Quarrata e Serravalle, in cui invece non ci sono impianti.

L’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica, presente al tavolo, sta elaborando i dati raccolti.

«Complessivamente – informano dal Comune di Agliana - sono stati esaminate 4.060 informazioni sanitarie su 2.746 assistiti residenti nei quattro comuni in studio».

La conclusione di questa fase di lavoro sui casi di linfoma non Hodgkin e di sarcoma dei tessuti molli è prevista per la fine dell’anno. A quel punto potrà essere descritta la «morbosità per alcuni tumori».

L’obiettivo dell’indagine però è ben altro, ovvero la «valutazione dell’impatto sanitario delle emissioni di inquinanti da parte dell’impianto di incenerimento rifiuti». Ecco perché l’approfondimento dell’Arpat sugli anni passati diventa fondamentale. Come indispensabile sarebbe uno studio non solo sulla sorgente (l’inceneritore) ma sull’intero territorio, dunque anche sulle altre possibili fonti di inquinamento, per evitare che alla fine la colpa sia di tutti e quindi di nessuno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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