Il Tirreno

Pistoia

Quel palazzo sorto dal dimenticato quartiere San Matteo

Tanti visitatori alla scoperta ieri della monumentale sede della Cassa di risparmio ideata dall’architetto Tito Azzolini

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PISTOIA. Un intero quartiere di case-torri medievali raso al suolo per fare posto a quello che sarebbe diventato uno dei palazzi più imponenti di Pistoia, sede di un’importante banca. Nella giornata di ieri, questa e altre curiosità hanno conquistato i visitatori di Palazzo Azzolini, sede storica della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, in via Roma.

Un edificio prestigioso e un gioiello artistico che ieri ha aperto le porte al pubblico, in occasione dell’iniziativa nazionale “Invito a Palazzo” che ogni anno rende visitabili gratuitamente palazzi storici di banche e fondazioni italiane. Dalla mattina e fino alle 19 di ieri, una parte del palazzo solitamente chiusa al pubblico, è stata aperta a visite guidate. Gruppi di circa 10 persone per volta (circa 300 in totale) si sono addentrati alla scoperta delle eccellenze artistiche che offre questo edificio storico, realizzato sul progetto dell’architetto bolognese Tito Azzolini e inaugurato ufficialmente nel 1905.

Per la costruzione di questo edificio la città cambiò volto: quella che oggi è via Roma fu ampliata e l’antico quartiere popolare pistoiese “San Matteo” fu demolito. «Alla fine dell’800 fu possibile per la banca acquistare gli edifici del quartiere San Matteo – spiega Cristina Tuci, della Cassa di Risparmio – molti decaduti o disabitati e vennero poi demoliti, e insieme venne ampliata la viabilità di via Roma».

La visita alla scoperta dell’edificio di Azzolini e degli affreschi e ornamenti di Galileo Chini, parte dall’imponente facciata. Attraversando il secondo e il primo vasto atrio d’ingresso, si arriva al grande scalone di accesso ai piani di direzione fino al primo piano e al Salone delle Assemblee. Basta alzare lo sguardo, per godersi le pitture murali di Galileo Chini che rivestono soffitto e pareti avvolgendo il visitatore. Chini rappresenta, su soffitti e pareti, allegorie del risparmio, del lavoro e i 4 quartieri pistoiesi, con «uno stile iconografico ispirato al quattrocento, ma con un linguaggio moderno» spiega Tuci.

Eleonora Ferri

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