Sicurezza
Giudizio immediato per l’ex consigliere
Contratti e buste paga falsi per avere i permessi di soggiorno: per il pm ci sono prove schiaccianti
PISTOIA. La procura ha chiesto il giudizio immediato per l’ex consigliere comunale Alfredo Paolini, arrestato dalla polizia il 26 agosto con l’accusa di aver violato la legge sull'immigrazione attraverso la contraffazione dei documenti necessari per il rinnovo del permesso di soggiorno (reato che potrebbe costargli fino a dieci anni di carcere) e di favoreggiamento della permanenza di clandestini sul territorio nazionale.
Ad arrestarlo, nella stessa questura di via Macallè, gli investigatori della Squadra mobile, che lo avevano scorto mentre faceva la fila davanti allo sportello dell’ufficio stranieri. Avendo già indagato in passato su di lui proprio in relazione ad un giro di documenti falsi per l'ottenimento di permessi di soggiorno, hanno intuito che c'era qualcosa che non andava e. interrogato il cittadino marocchino che era insieme a lui, ne avevano avuto conferma: il giovane aveva confessato che Paolini, 71 anni, gli aveva fornito la documentazione per ottenere il rinnovo del soggiorno in cambio di denaro.
Il pm titolare dell’inchiesta, Luigi Boccia, chiuse le indagini e ritenendo di avere in mano prove schiaccianti, ha chiesto adesso al gip del tribunale che Paolini venga processato con il giudizio immediato. Fissata la data del processo, l’avvocato difensore avrà 15 giorni di tempo per chiedere eventualmente il patteggiamento o il giudizio abbreviato davanti allo stesso giudice delle indagini preliminari.
Interrogato dopo l’arresto, Paolini, legale rappresentante dell’associazione “Openservice”, che, senza fini di lucro, si occupa di trovare commesse di lavoro per conto terzi, aveva ammesso di aver falsificato i contratti di assunzione e la busta paga di due extracomunitari, ma aveva sostenuto di averlo fatto sostanzialmente a fin di bene, per far ottenere ugualmente ai due il rinnovo del permesso di soggiorno anche se il lavoro in quella cooperativa edile con cui li aveva messi in contatto ancora non lo avevano iniziato. Ma secondo il gip del tribunale Roberto Tredici quella messa in atto dall’arrestato era un’attività illecita svolta in modo professionale, come dimostrerebbe, secondo lui, anche la corposa documentazione di cittadini stranieri trovata dalla polizia nel corso della perquisizione nel suo ufficio. E per questo, al termine del'interrogatorio, il gip aveva applicato a Paolini, come chiesto dal pm, la misura cautelare degli arresti domiciliari, considerando concreto il pericolo di reiterazione del reato. (m.d.)
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