Sicurezza
Più assunzioni ma meno qualificate
Le aziende dI Pistoia e provincia a livello toscano e nazionale sono fra quelle che cercano meno specialisti e laureati. I dati del 2015
PISTOIA. Come si dice in questi casi, l’economia sta andando incontro a “timidi segnali di ripresa”. Segnali che però non si accompagnano ad un recupero dell’occupazione perduta negli ultimi disastrosi anni. Anzi, la provincia di Pistoia è, ancora una volta, fanalino di coda in Toscana nelle previsioni occupazionali, collocandosi al penultimo posto dopo Arezzo. Il dato peggiore anche a livello di area metropolitana fiorentina. E’ la fotografia scattata dal rapporto Excelsior 2015 della Camera di commercio, che analizza sia le previsioni per tutto l’anno che la situazione effettiva del secondo trimestre del 2015. Benché i dati annuali si basino sulla somma delle proiezioni fatte dalle aziende, coincidono abbastanza con il dato parziale, che è invece reale.
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La perdita di occupazione è meno importante rispetto al 2014, ma c’è stata anche quest’anno. I contratti a tempo indeterminato si preveodno in aumento rispetto a quelli a termine, ma sembra più per una stabilizzazione di posizioni già esistenti che per consistenti benefici o del job act renziano. E’ comunque un dato da annoverare fra i pochi positivi. Significativo invece il fatto che, fra i livelli di istruzione e professionalità richieste dalle imprese pistoiesi che vogliono assumere, continuano a figurare le figure generiche e meno specializzate. Vediamo in sintesi gli aspetti più salienti evidenziati nel rapporto Excelsior.
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Occupati: in un anno 460 in meno. Anche in provincia di Pistoia la variazione occupazionale prevista per l'anno in corso è di segno negativo, pari a -460 unità (contro -900 lo scorso anno). Questa riduzione occupazionale è dovuta ai contratti di lavoro dipendente (sia stabili che a termine), il cui saldo negativo dovrebbe attestarsi a -480 unità; viceversa i contratti atipici attivati dovrebbero, nell'insieme, superare quelli in scadenza (+20 unità il saldo previsto).
Se l’industria piange i servizi non ridono. A livello settoriale, la perdita di posti di lavoro attesa in provincia si concentra sia nell'industria (-140 unità) sia nei servizi (-320 unità). Il trend negativo dell'industria è dovuto prevalentemente alle industrie tessili e dell'abbigliamento; quello negativo dei servizi è dovuto principalmente ai servizi alle persone.
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Le assunzioni previste: crescono quelle stabili. Il saldo occupazionale negativo previsto in provincia di Pistoia è il risultato della differenza tra 2.980 entrate e 3.440 uscite di lavoratori dalle imprese. I flussi in entrata saranno costituiti da 950 assunzioni stabili (a tempo indeterminato o con contratto di apprendistato), 1.510 assunzioni a termine (a tempo determinato o altre modalità a termine, quali i contratti a chiamata) e 520 contratti atipici (contratti di somministrazione, collaborazioni a progetto, tipologia non più prevista dalla nuova normativa e quindi destinata a estinguersi). Nell'ultimo anno cresce la quota delle assunzioni stabili (dal 19 al 32%), diminuisce quella delle assunzioni a termine (-11 punti), mentre diminuisce la percentuale dei contratti atipici (dal 20 al 17%).
Le professioni più richieste. Nel 2015, in provincia di Pistoia, le assunzioni di figure high skill, cioè dirigenti, specialisti e tecnici, si attesteranno a 260 unità, pari al 10% del totale. Le assunzioni medium skills saranno invece 1.220, per una quota del 50%. Le restanti 980 assunzioni (low skills) previste riguarderanno figure di livello più basso, con una percentuale del 40%.
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La Cgil: "I disoccupati continuano ad aumentare". Se la previsione di assunzioni da parte delle imprese vede un qualche miglioramento rispetto al 2014, non si può dire altrettanto sul dato nudo e crudo della disoccupazione, che in provincia continua a crescere. L’incremento dei senza lavoro a Pistoia e provincia a partire dal 2011 è stato costante: si è passati dal 6,3% sul totale della forza lavoro all’attuale 13.3%. La disoccupazione giovanile costituisce il 40% del totale. Dati forniti dalla Cgil, che stima addirittura un saldo finale annuale in ulteriore peggioramento: "Bisogna tenere conto dei duemila cassaintegrati, circa il 2% del totale, la stragrande maggioranza dei quali non ritroveranno lavoro - dice Daniele Gioffredi - E c’è pure un1% di scoraggiati, cioè coloro che non lo cercano nemmeno".
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Com’è noto, la Cgil non ha in grande simpatia la riforma del Job Act, ma Gioffredi riconosce che, quanto meno, una stabilizzazione dei contratti più precari è in corso: "L’effetto in termini numerici sull’occupazione a Pistoia non c’è, ma gli incentivi alle aziende hanno sicuramente stimolato gli imprenditori a trasformare i contratti precari in contratti a tutele crescenti. Va anche detto che lo stock di assunzioni a tempo indeterminato è costituita in quasi la metà dei casi da contratti di lavoro che non superano le 20 ore settimanali. Si trata di una sorta di part-time volontario, che trova il suo sfogo soprattutto in settori di servizi come il turismo e la ristorazione".
L’industria, invece, continua a segnare il passo. "Il problema pistoiese è legato al carattere strutturale della crisi del manifatturiero, non contingente e legato alla crisi degli ultimi anni. Dall’altro lato però va anche detto che l’industria è il settore che risponde meglio alle variazioni del mercato internazionale, come il calo del prezzo dell’energia e il cambio favorevole fra euro e dollaro".
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