Il dolore
Coppia legata e rapinata: ecco l'identikit del bandito
Pistoia: portava occhiali da vista e parlava con accento emiliano. Qualche buco nella testimonianza dei due aggrediti sulla Riola
PISTOIA. È caccia al bandito che venerdì 25 ha rapinato una coppia lungo la Pistoia-Riola, ferendo lievemente la donna con un colpo partito da un fucile ad aria compressa. Nella nuova ricognizione eseguita sabato 26 dalla Squadra mobile e dalla Scientifica della Polizia sono stati rinvenuti altri 3 pallini, caduti con il caricatore nella colluttazione tra l’uomo della coppia e il rapinatore dopo lo sparo.
L'IDENTIKIT
La donna, una quarantunenne pistoiese, e l’uomo che era con lei, un trentacinquenne anch’egli di Pistoia, sono stati portati al Pronto soccorso sotto choc. La donna ha avuto cinque giorni di prognosi. Venerdì sera è stata sentita dagli agenti della Mobile di Pistoia, diretta dal vicequestore Antonio Fusco. Restano al vaglio tutte le ipotesi. Sembra che in alcuni passaggi la sua testimonianza non collimi con quella dell’uomo, ma si tiene conto del fatto che è stata resa in un momento in cui lo spavento era ancora molto forte. Il volto del rapinatore era coperto da un sottocasco e sul naso aveva una sorta di guscio di plastica («tipo un becco d’anatra», hanno raccontato i due), ma qualche particolare utile a un sommario identikit è stato divulgato alle questure e alle caserme delle città limitrofe: alto circa 1,75, italiano, corporatura media, indossava un gilet verde e pantaloni chiari. Portava gli occhiali da vista e parlava con accento emiliano.
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IL RAPINATORE: "SONO ALLA FAME"
È così, puntando un fucile al finestrino (lato guida) dell’Audi parcheggiata in un’area seminascosta dalla vegetazione a pochi passi dalla strada, che si è presentato alla coppia: «Questa è una rapina, scendete dalla macchina o vi ammazzo. Non ho niente da perdere - ha aggiunto - sono tre anni che non ho un lavoro. Sono alla fame». Ha notato gli anelli di lei, l’orologio di lui: «Dammelo, è molto bello». Ha preso contanti (150 euro) e carte di credito, chiedendo il pin. Ha lasciato per distrazione il cellulare all’uomo, che infatti appena libero ha bloccato le sue carte.
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IL COLPO DI FUCILE E LA FUGA DELLA COPPIA
Una volta fatti scendere dall’auto gli ha legato le mani dietro la schiena con dello scotch. «Mi aveva legato anche i piedi - ha raccontato il trentacinquenne - poi lo ha tolto per farmi camminare». La sua intenzione era quella di lasciare la coppia in un capanno per cacciatori che si trova, scendendo nel bosco, a un centinaio di metri di distanza dal punto in cui avevano parcheggiato. Il rapinatore li avrebbe rassicurati sul fatto che non intendeva chiuderli dentro, dicendogli che il capanno era senza serratura. Come se fosse a conoscenza di quel particolare.
Una volta arrivati al capanno ha intimato alla donna di entrare ma, forse per un movimento sconnesso, è partito un colpo dal fucile. «È rimasto inebetito - hanno raccontato le vittime alla Polizia - Sorpreso e immobile». Ed è a quel punto che è scattata la reazione del trentacinquenne. Le mani non erano legate saldamente, l’adrenalina in circolo era tanta. Si è scagliato contro il rapinatore, che per la spinta è finito nel sottostrada. I due ne hanno approfittato per scappare. Sulla Riola hanno chiesto aiuto a un’auto di passaggio. Sembra che la coppia a bordo dell’auto, pochi istanti prima, avesse schivato una Polo vecchio modello targata Bologna che procedeva a forte velocità. Sono questi i particolari al vaglio degli inquirenti, e altri elementi sono oggetto d’indagine. Le ricerche sono proseguite anche sabato. Dalle carte rubate, informa la Polizia, non è stato prelevato niente. Forse perché bloccate tempestivamente, o forse perché il rapinatore ha capito che un prelievo poteva portare più facilmente sulle sue tracce.
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