Sicurezza
Don Alessandro protesta per la chiusura del Centro Giovani
Amareggiato il sacerdote che si occupa della struttura di Pistoia che la Diocesi ha deciso di chiudere e riaprire, ma solo fra due anni, trasferendo la sede in San Bartolomeo e affidandone la gestione a un altro direttore
PISTOIA. Don Alessandro Carmignani non ci sta. E alla scelta improvvisa – seppur assolutamente lecita, dice - del vescovo Fausto Tardelli di chiudere il Centro Giovani risponde con una conferenza stampa fiume in cui esprime tutta la sua amarezza. Sotto accusa due aspetti centrali. La modalità con cui il vescovo Tardelli ha preso la decisione, in totale autonomia, di chiudere la realtà di via Nazario Sauro – un luogo di riferimento e accoglienza per ragazzi e persone in difficoltà, che opera in città da 15 anni – e la totale assenza di alternative concrete per dare gli stessi servizi che fino a oggi il centro ha offerto, ma che a breve non esisteranno più. «Sono venuto a conoscenza della scelta del vescovo leggendo il giornale. Immaginate la mia sorpresa – scherza quasi don Carmignani. Esattamente un anno fa – dice – ci siamo trovati nella stessa situazione, ma abbiamo resistito. Stavolta però è diverso. La chiusura è definitiva, anche se non ci sono stati comunicati né modi né tempi. E il dispiacere è tanto».
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Una chiusura – quella del Centro giovani, fortemente voluto dall'ex vescovo Simone Scatizzi, e da sempre diretto da don Carmignani - che sa di forte critica all'operato del prete. «Nel comunicato del vescovo – spiega Carmignani – si parla della necessità di rilanciare il centro con un nuovo progetto educativo, affidandone la gestione a un altro direttore e trasferendo la sede a San Bartolomeo che, però, per i prossimi due anni non sarà disponibile. E nel frattempo – dice – i ragazzi dove andranno? Chi metterà a loro disposizione gli spazi e le attività che hanno qui?». Intorno al Centro Giovani gravitano una quarantina di ragazzi che, in quella sede, trovano ospitalità, ascolto e svago, attraverso varie attività. Dal dopo-scuola, ai corsi di inglese, dalla sala prove per i gruppi musicali, ai corsi di lavorazione della ceramica. In più, una sera a settimana, una cena per persone che vivono condizioni di grande povertà. Tutto offerto in maniera volontaria. «Al Centro giovani – spiega don Carmignani – non facciamo catechesi, quello è un compito che spetta alle parrocchie. Questa realtà è diversa, ha un altro scopo. Ma il vescovo dovrebbe sapere che il Vangelo si comunica in molti modi, noi ne siamo un esempio». E conclude «Rispetto la scelta di monsignor Tardelli, e mi farò da parte, ma mi auguro che abbia calcolato la ricaduta che la chiusura di questo luogo avrà per i ragazzi».
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