Il Tirreno

Pistoia

Cinquanta gradini da fare con l’invalidità totale

di Beatrice Faragli

L’odissea di un’invalida che abita al terzo piano delle case popolari di Agliana «Si era liberato un appartamento al primo piano ma è stato subito occupato»

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AGLIANA. Con un’invalidità al 100%, deve affrontare una scalinata da cinquanta gradini tutti i giorni per entrare nel suo appartamento al terzo piano, all’interno del blocco di case popolari di via Guido Rossa gestito dalla Spes.

Ogni scalino diventa un faticoso ostacolo per la signora Rosanna Superbo, quarantuno anni, con problemi motori dalla nascita. Quando la donna, un anno e mezzo fa, ha visto che si stava liberando un appartamento di metratura identico al suo ma situato al pian terreno degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, è andata subito dai servizi sociali del Comune di Agliana per chiedere il trasferimento. A distanza di qualche mese però, la casa è finita in altre mani: assegnata a chi avrebbe gambe forti per fare quei cinquanta gradini. «All’inizio sembrava quasi cosa fatta ma poi – spiega la Superbo – dopo due o tre giorni dalla mia visita, stiamo parlando di circa un anno e mezzo fa, l’assistente sociale mi richiama. “Non te lo possiamo dare perché c’è un caso più grave del tuo” mi spiega. A quel punto io mi tiro indietro, anche perché mai vorrei passare avanti a chi sta su una carrozzina, visto che qui non c’è l’ascensore».

Passano i mesi. Ne passano sette. «Poi – continua la donna – vedo i nuovi assegnatari dell’appartamento…tutti in perfetta salute». Rosanna Superbo dovrà continuare a scendere i suoi cinquanta scalini, e a risalirne altrettanti, per una questione di mera burocrazia. Carte, bandi, certificati e scadenze hanno vinto anche stavolta. La donna, infatti, in passato aveva partecipato al bando per la mobilità interna. «Quando sono andata in Comune però non avevo idea che quella richiesta fosse scaduta – spiega – Non mi hanno informata di niente e io, semplicemente, non sapevo di dover partecipare nuovamente al bando». Lo ha scoperto un paio di mesi fa, quando è andata a parlare con l’assessore al sociale Luisa Tonioni, dopo che il sogno del trasferimento al pian terreno era già sfumato. «Prima –racconta Superbo – sono andata dal sindaco (Giacomo Mangoni, ndr) ma lui non ne sapeva nulla. Mi ha solo detto di rivolgermi alla Tonioni e così ho fatto. L’assessore mi ha detto di fare la domanda di mobilità interna oppure di trovarmi da sola una famiglia che, residente in una casa popolare di Agliana, sia disposta a fare a cambio di appartamento con me. Cioè io dovrei andare a suonare a casa della gente e chiedere in giro di lasciarmi il posto? Mi sembra assurdo. Sono forte e – ci ripete – non ho paura di combattere per i miei diritti». L’assessore Tonioni intanto precisa che «il Comune ha seguito le procedure dettate dalla legge regionale 96/96». «Per accedere alla mobilità interna – spiega – occorre partecipare al bando che viene pubblicato ogni due anni. Il prossimo ci sarà nel 2016. Ogni volta che si libera un alloggio prima viene consultata questa graduatoria e solo dopo quella generale di accesso alle case. All’ultimo bando di mobilità interna, quello del 2014, non ha partecipato nessuno, ecco perché – sottolinea - abbiamo attinto dall’altra graduatoria per assegnare quell’appartamento al pian terreno». La Superbo, dal canto suo, visto che non è stata informata subito dal Comune proprio su quelle procedure richiamate dalla Tonioni, adesso chiede meno burocrazia e un po’ più di buon senso.

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