Il Tirreno

Pistoia

In via Selvatana i miasmi del depuratore

Tiziana Gori
Il gruppo di residenti di via Selvatana davanti al depuratore (foto Filippo Gori)
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Il gruppo di residenti di via Selvatana davanti al depuratore (foto Filippo Gori)

Abitanti esasperati dopo che Publiacqua ha modificato il sistema di depurazione. Un’estate passata con le finestre chiuse

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PISTOIA. Sul sacco della tramoggia un residente ha disegnato un grosso punto rosso. «È stato fatto a metà agosto - dice Stefano Tamburini, portavoce degli abitanti di via Selvatana - l’ultima volta che hanno svuotato il sacco coi fanghi del depuratore. Dentro ci stanno crescendo pomodori e zucchine». Dal sacco aperto e dalle fogne intorno a via Selvatana gli odori, soprattutto d’estate, sono insopportabili. Puzzo e mosche assediano i residenti, e a nulla sono serviti i ripetuti appelli degli ultimi quattro anni a Publiacqua, Arpat, Comune.

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«Che poi - sottolinea Tamburini - non è che chiederemmo la luna. Spostare il depuratore, farne uno più grande a Montale, avrebbe un costo troppo elevato. Almeno sia garantita un’adeguata manutenzione a questo». Dopo aver letto del nascente comitato contro il depuratore del Dano, le famiglie di Santomato hanno preso coraggio e ci hanno contattati. «Adesso basta - dicono - per tutta l’estate abbiamo convissuto coi cattivi odori e con le mosche. A nessuno ormai viene in mente di andare in giardino la sera, anche se è sul retro delle nostre case e ci sono i giochi per i bambini. Abbiamo chiuso le finestre e ci siamo tappati in casa col condizionatore acceso».

Via Selvatana è in piena campagna, tra Santomato e Montale. Quando il depuratore fu costruito doveva servire la schiera di villette che erano sorte in zona nei primi anni ’90: 32. «Poi - raccontano Tamburini, Franco Cammilli, Claudio Centovalli, Marcello Magnolfi, Paolo Romizi e Andrea Fratoni - sono stati costruiti i palazzi all’incrocio con via Vacchereccia. Altre utenze servite dal solito depuratore. E poi la parte in alto di villette. Da 32 a 100-150 famiglie, tutto il paese di Santomato basso». La situazione era comunque sostenibile, sino a quando, racconta Tamburini, «non è stato cambiato il sistema di depurazione. Senza dubbio - commenta - molto più conveniente per Publiacqua, ma certo non malto gradevole per chi abita vicino. Il “residuo molle”, se cosi si può chiamare, viene, tramite una tramoggia, gettato dentro dei sacchi di materiale sintetico. Tutto questo a cielo aperto. Nelle vicinanze, specie in primavera ed estate, è impossibile andare nei giardini o tenere le finestre aperte». Non è l’unico problema: «Spesso e volentieri la tramoggia si blocca e di conseguenza si riempiono le fogne nelle strade adiacenti al depuratore. Era stato installato anche un abbattitore di odori, ma anche questo sovente non funziona».

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«Ci stiamo rendendo conto - dicono i residenti - che da parte di Publiacqua non c'è interesse a fare qualcosa per migliorare la situazione. A giorni alterni un dipendente della società passa ma il depuratore continua a non funzionare». «Io non sono del settore - chiosa Tamburini - eppure mi rendo conto, e non soltanto dall'odore e dalle mosche, che il sistema è da rivedere. Serve una reale manutenzione». Volendo fare i pignoli, ironizzano, non solo da parte di Publiacqua. «Il giardino è comunale, ma l’erba la facciamo noi. Le siepi di Cupressus Leilandi tra il giardino e il depuratore sono in proprietà del Comune. Avrebbero necessità di essere sfoltite. Il camion di Publiacqua non passa dalla strada».

 

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