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«Basta con le gare al massimo ribasso»

«Basta con le gare al massimo ribasso»

Call&Call, intervista al presidente Costamagna dopo l’annuncio della cassa integrazione: il sistema deve cambiare

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PISTOIA. «Una piccola risposta chirurgica a una situazione che non poteva essere risolta altrimenti. Nessun abbandono... Noi vogliamo crescere e lo dimostra il fatto che solo due settimane fa abbiamo nominato un nuovo direttore generale: Danilo Vivarelli, top manager, ex Fastweb con 25 anni di esperienza nel settore delle telecomunicazioni».

Umberto Costagmagna, presidente della Call&Call, cerca di rasserenare gli animi. L’imprenditore che nel febbraio del 2010 rilevò la Answers e il suo personale dopo una battaglia destinata a rimanere negli annali della storia sindacale pistoiese (culminata in cento giorni di occupazione dell’azienda prima della notizia dell’arrivo di Costagmagna) smentisce le voci di un ritiro da Pistoia e confida che la cassa integrazione sia necessaria solo fino al 20 dicembre. L’accordo è stato firmato tre giorni fa, nella sede di Confindustria de La Spezia, per i 420 dipendenti dello stabilimento spezzino e per i 230 di quello pistoiese: cassa integrazione a rotazione dal primo ottobre per una media del 25% del monte ore. I lavoratori dovranno prima smaltire ferie e arretrati. C’è anche spazio per la mobilità su base volontaria,incentivata per chi decidesse di lasciare il call center. Il numero proposto è di 50 lavoratori.

Costamagna spiega l’attuale momento: «Siamo un’azienda che esiste da 15 anni e non abbiamo mai avuto problemi. Anzi, abbiamo recuperato Pistoia. Siamo partiti in 20 e ora siamo in 2.400, su sette sedi. Abbiamo resistito alla crisi partita nel 2008, scegliendo di non delocalizzare in Albania o Romania, ma dopo sette anni la crisi perdura. I clienti ci chiedono un abbassamento dei costi e noi non possiamo mettere il 30% di ribasso sulle commesse offshore. Abbiamo dipendenti, tutti assunti, da retribuire e contributi da pagare».

E i guai con la commessa Enel? «Il taglio della commessa non è dipeso né dalla “cattiveria” di Enel né da una cattiva qualità del nostro lavoro. È una cosa fisiologica, il mercato dell’energia vede nuovi competitor ed Enel sta risentendo della competizione».

Due anni fa Call&Call aveva in parte ovviato al problema aggiudicandosi la commessa Whirlpool. «Poi la crisi del colosso degli elettrodomestici e l’accordo di riportare in azienda le cose che faceva fuori, come il servizio di contact center. Su Whirlpool - spiega Costamagna - avevamo impiegato 50 persone». Qualche settimana fa l’imprenditore lombardo ha preso atto «di non poter continuare a raschiare il fondo del barile». Ha convocato i sindacati e detto loro che serviva «un intervento chirurgico». Call&Call si è messa in gara per altre commesse, che l’azienda spera di acquisire entro l’anno. «Nomi importanti, preferisco non anticipare niente per ovvia scaramanzia». Fino a quel momento cassa integrazione a rotazione per tutti.

La domanda sorge spontanea: è intenzionato a delocalizzare? «Sinora non l’ho fatto, spesso mi chiedo se sono il più bravo o il più pirla. Se le cose dovessero restare così potrei provare a fare un po’ di offshore sul nuovo lavoro. Non sulle vecchie commesse».

Il sistema deve cambiare. Di questo Costamagna è convinto, nonostante una sentenza di pochi giorni fa. Il Consiglio di Stato ha ribaltato una precedente sentenza del Tar del Lazio, che stabiliva la non congruità delle assegnazioni al massimo ribasso per la gara di appalto del servizio di customer care dell’Acea di Roma. «Si parla di personale non specializzato, assenza di strumenti di complessità tecnologica e delocalizzazione, ritenendo giusto il criterio del massimo ribasso. È pazzesco - commenta Costamagna - Questa sentenza rischia di interrompere un giusto cammino di qualità intrapreso dal settore e di lasciare campo a chi vince facendo meno. Non possiamo permettercelo. Ho parlato sia col ministro Poletti che col sottosegretario al Lavoro Damiano. Mi hanno promesso di metterci mano».

Tiziana Gori

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