Il Tirreno

Pistoia

Se non insegnerà più potrà patteggiare

Pasquale Petrella
L'ingresso del Liceo artistico Petrocchi, dove sarebbero avvenuti gli episodi incriminati
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L'ingresso del Liceo artistico Petrocchi, dove sarebbero avvenuti gli episodi incriminati

Cinque studenti del Petrocchi si sono costituiti parte civile nel processo contro il professore accusato di violenza sessuale

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PISTOIA. In cinque si sono costituiti parte civile. Tre studentesse e due alunni dell’istituto Petrocchi che, rappresentati dagli avvocati Stefano Belli del foro di Prato e da Pamela Bonaiuti ed Elisabetta Vinattieri del foro di Pistoia, hanno deciso di presentarsi davanti al giudice delle udienze preliminari, Alessandro Buzzegoli, per portare avanti la battaglia nei confronti del loro ormai ex professore accusato di violenza sessuale, maltrattamenti su minori e abuso dei mezzi di correzione, reati aggravati anche e soprattutto dalla posizione di insegnante che il cinquantottenne residente in Valdinievole, aveva nell'istituto d’arte di Pistoia dove si sarebbero svolti i fatti nel mese di novembre dell'anno scorso e dove ora può avvicinarsi fino a non oltre duecento metri dal suo perimetro. Si parla di palpeggiamenti, derisioni e violenze fisiche e psicologiche nei confronti degli alunni.

Ed è proprio sul ruolo di insegnante che si è concentrata l'attenzione dell'udienza di ieri mattina e che ha visto il rinvio al prossimo 12 novembre. I difensori del professore, gli avvocati Gualtiero Bracali del foro di Pistoia e Alessandro Ramerini del foro di Firenze, hanno cercato di costruire una ipotesi di patteggiamento insieme al pubblico ministero, Fabio Di Vizio, ma alla base del possibile accordo c'è proprio il ruolo di insegnante dell'indagato. Ad inizio agosto il dirigente scolastico, sollecitato dallo stesso cinquantottenne, ha chiesto al Ministero dell'Istruzione un provvedimento di non idoneità all'insegnamento ed il passaggio quindi ad un ruolo amministrativo. La Commissione ministeriale dovrebbe riunirsi entro fine ottobre per decidere sulla richiesta. L'esito positivo o negativo della domanda influenzerà direttamente sulla possibilità di arrivare al patteggiamento o al rito abbreviato del processo oppure al rinvio a giudizio per un processo ordinario.

La preoccupazione della procura è appunto quella di non concedere vantaggi all'indagato nel caso potesse tornare ad insegnare subito dopo l'eventuale condanna che, in caso di rito alternativo, come si sa, la pena viene ridotta di un terzo. Quindi il cinquantottenne potrebbe beneficiare dei riti alternativi se verrà dichiarato non idoneo all'insegnamento. Contro di lui ci sono le testimonianze di ben ventisei alunni anche se solo in cinque si sono costituiti parte civile e con questi cinque, o meglio con i loro legali, è partito anche un primo approccio per cercare di raggiungere un accordo risarcitorio in cambio di un eventuale ritiro dal processo. «Abbiamo conosciuto solo ieri le parti civili ed i loro avvocati - dice l'avvocato Gualtiero Bracali - E' ancora prematuro per capire se ci sono le condizioni per eventuali accordi ma è anche evidente che siamo solo all'inizio delle valutazioni degli addebiti per il nostro cliente e quindi cercheremo di accelerare i tempi in vista dell'udienza del 12 novembre e valuteremo anche se esistono le possibilità di sistemare il processo per evitare strascichi anche a livello civile». Sul fronte difesa l'avvocato Stefano Belli è diplomatico, «Sulla richiesta di rinvio fatta da difesa e pubblico ministero, come parti civili siamo state remissive purché la data non fosse troppo lontana - dice l'avvocato pratese - Per quanto riguarda un eventuale accordo risarcitorio credo che sia prematuro parlarne, anche perché, per quanto mi riguarda, non è ancora una ipotesi che ho affrontato con i genitori del mio cliente".

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