Il Tirreno

Pistoia

La procura chiede l’arresto di Luigi Orefice

di Massimo Donati
Guido Tesi, avvocato di Luigi Orefice
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Guido Tesi, avvocato di Luigi Orefice

«Dopo la condanna all’ergastolo per l’omicidio del fratello deve aspettare in carcere l’appello»

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PISTOIA. Già nella fase delle indagini preliminari l’arresto era stato negato per due volte. E in seguito, anche in occasione della sentenza di condanna all’ergastolo da parte della Corte d'Assise, lo scorso 16 giugno. Ma per il pubblico ministero, Luigi Orefice, l’artigiano di 48 anni giudicato colpevole in primo grado dell’omicidio del fratello Rosario, è socialmente pericoloso, in grado, per la sua indole violenta, di reiterare i reato. Anche perché quella pistola con cui gli inquirenti ritengono abbia ucciso il fratello, per poi farlo a pezzi e nasconderlo in un bidone, non è mai stata ritrovata e potrebbe essere ancora in suo possesso.

Per questo, ieri mattina, il sostituto è procuratore Claudio Curreli, titolare dell’inchiesta e pm nel processo, ha chiesto al Tribunale della libertà di Firenze che Luigi Orefice venga messo in carcere, in attesa del processo di appello e, nel caso, della Cassazione. Il pm, come accennato, ha fatto ricorso dopo che i giudici della Corte d’assise avevano respinto la sua richiesta di arresto. Al termine della discussione, il Tribunale della libertà si è riservato la decisione, che verrà resa nota nei prossimi giorni. In ogni caso, anche qualora i giudici fiorentini accogliessero la richiesta del pm, Luigi Orefice non sarebbe arrestato: la decisione rimarrebbe sospesa, prima sarebbe necessario attendere l’esito dell’eventuale ricorso in Cassazione da parte dell’avvocato difensore, Guido Tesi.

Comunque, ieri mattina, dopo la relazione con cui uno dei giudici del collegio ha illustrato le ragioni di accusa e difesa, basandosi sulle memorie depositate dalle parti, il pm ha puntualizzato alcuni aspetti alla base della propria richiesta di arresto, per sottolineare le ragioni del concreto pericolo della reiterazione di reati contro la persona. In aula era presente anche Luigi Orefice che, oltre a proclamarsi ancora una volta innocente e certo dell’assoluzione in appello, ha ribadito di non aver mai posseduto armi. L’avvocato Tesi, depositando la trascrizione della propria arringa del processo per omicidio, ha sottolineato l’assoluta mancanza di gravi indizi di colpevolezza, sostenendo che sarebbe solo una montatura la tesi che dipinge Orefice come una persona pericolosa. «Tesi già per altro smontata dalla Corte d’assise che, pur condannandolo, non ha riconosciuto la premeditazione». «Inoltre – spiega l’avvocato – il codice richiede che le esigenze cautelari siano attuali. Ma qui sono passati cinque anni. Nel frattempo il mio assistito avrebbe già dovuto reiterare il reato, oppure essersi già dato alla fuga, tanto più che sapeva di questa richiesta di arresto».

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