Lutto
Inceneritore, accuse verso la prescrizione
Appello il 17 per gli sforamenti di diossina per i quali vennero condannati due dirigenti dell’impianto
MONTALE. Nessuna prova sul fatto che avrebbero potuto fare qualcosa per evitare il primo sforamento, quello accertato il 3 maggio 2007, ma il secondo, quello certificato il 19 luglio successivo, visto che erano già venuti a conoscenza del precedente, avrebbero potuto facilmente impedirlo semplicemente spegnendo l'impianto. Fu per tale motivo che il 29 febbraio 2012 il giudice Patrizia Martucci condannò a un anno e mezzo di reclusione e 30.000 euro d'ammenda Giorgio Tibo e Maurizio Capocci, rispettivamente ex presidente del Cis srl ed ex responsabile dell'inceneritore di Montale.
I due erano stati chiamati a giudizio per il clamoroso malfunzionamento che, nell'estate del 2007, tra mille polemiche, portò al blocco dell'inceneritore di Montale. Per quelle vicende, il 17 settembre sarà celebrato a Firenze il processo d’appello, che però, quasi sicuramente, è destinato a concludersi con una sentenza di non luogo a procedere, visto che i reati contestati ai due imputati sarebbero nel frattempo caduti in prescrizione. Una sentenza di secondo grado che, nelle sue motivazioni, sarà comunque importante, dal punto di visto del risarcimento dei danni: la giudice monocratica di Pistoia stabilì che, per il danno morale patito, fossero risarciti 1.000 euro a ciascuno dei 44 abitanti residenti nei dintorni dell’inceneritore costituitisi parti civili nel processo e 400 euro alla sezione pistoiese di Legambiente.
Nell’estate di 8 anni fa, dalle ciminiere dell'impianto di via Tobagi vennero rilasciate nell’atmosfera sostanze inquinanti oltre i limiti di legge, in particolare diossine e furani (capo di imputazione A), come, dalle analisi effettuate, che hanno portato all’attuale blocco della linea 1, sembra sia accaduto tra luglio e agosto di quest’anno. Seconda imputazione per Tibo e Capocci, l’aver mantenuto in funzione l'inceneritore per ben oltre le sole 4 consecutive ore previste dalla legge pur essendo a conoscenza che stava diffondendo sostanze altamente inquinanti. Terza accusa, l'aver provocato emissioni di gas, vapori e fumo atti a cagionare offesa e molestie alle persone. (m.d.)
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